I MANDARINI

Buongiorno!                                                                                                                              Oggi andiamo a conoscere meglio un frutto goloso e tanto, tanto utilizzato: il mandarino!

Mandarini

Il mandarino è un agrume di piccola grandezza, tondeggiante, di colore arancione con

buccia butterata. Come tutti gli agrumi è composto da spicchi, di colore arancione. Ha sapore dolce, succoso, molto dissetante.
Le origini del mandarino non sono chiare, ma di certo l’albero da frutto proviene da zone tropicali asiatiche. Quando è stato importato in Europa, nel XIX secolo, si pensava fosse un frutto della Cina e poiché gli alti funzionari burocratico-militari dell’Impero cinese dell’epoca erano chiamati i “mandarini”, sembrò giusto dare lo stesso nome a questi nuovi

frutti altrettanto nobili ed altrettanto… pallidi in confronto delle arance loro sorelle. L’appellativo scherzoso ed irriverente non tardò a diventare la denominazione ufficiale.

Le due varietà di mandarini maggiormente consumate dagli italiani sono l’avana e il tardivo di Ciaculli. Diversi sono gli ibridi creati tra le specie di mandarino e arancio, per esempio i tangerini e le clementine. Il mapo, poi, è il prodotto dell’innesto del tangerino nell’albero di pompelmo duncun.

Le sue proprietà benefiche per il corpo e per la mente sono innumerevoli, per questo vale la pena di consumarlo con regolarità.
Del frutto non si butta nulla: la sua buccia infatti è piena di limonene (principio

antiossidante, che quindi  combatte i radicali liberi e contrasta l’invecchiamento delle cellule) che ha la caratteristica di ritardare l’invecchiamento della pelle e sempre dalla buccia si estrae un olio essenziale in grado di calmare l’ansia e combattere insonnia e ritenzione idrica. Molto ricco di vitamina C che, lo ricordiamo, è utile per prevenire il raffreddore e proteggere mucose e capillari, ed essenziale per mantenere reattivo e vigile il cervello.                                                                                      Ricordiamo inoltre, che il fabbisogno giornaliero medio di vitamina C sia di circa 45 mg, un po’ più alto per gli uomini, e per le donne in gravidanza o che allattano. Questa quantità la si può trovare tranquillamente in un’arancia, due mandarini, mezzo pompelmo o mezzo ananas, mezzo bicchiere di spremuta d’arancia o di limone. È bene ricordare che questa preziosa vitamina è molto “delicata”, viene distrutta dal calore, dalla luce, dal lavaggio troppo prolungato e si perde rapidamente se la frutta viene lasciata all’aria tagliata a pezzi o spremuta.

Ancora, il mandarino contiene la vitamina P (utile per combattere la ritenzione idrica e favorisce la diuresi); inoltre il mandarino è anche ricco di fibre (risulta particolarmente indicato, quindi,  per il benessere dell’intestino e per contrastare la stitichezza) e carotene e possiede anche molte vitamine del gruppo B e vitamina A, oltre ad una consistente percentuale di ferro, magnesio, calcio (per la struttura delle ossa) e acido folico (importante per le donne in gravidanza), e ancora bromo (che si rivela un ottimo sedativo per il sistema nervoso, e  favorisce il rilassamento ed aiuta a conciliare il sonno).                                                                                                              A differenza di altri agrumi, i semi del mandarino, anche se masticati, non solo non fanno male ma apportano vitamine.

Questa varietà di sostanze lo rende molto efficace non soltanto un frutto dissetante, ma

un alleato anche per previene i tumori al fegato, come mostrato da uno studio condotto da ricercatori giapponesi del National Institute of Fruit Tree Science. Inoltre tale combinazione stimola il metabolismo degli ormoni tiroidei ed attenua i dolori articolari. I ricercatori australiani sostengono, inoltre, che il consumo di arance e mandarini ridurrebbe del 50% le probabilità di cancro del tratto digestivo e del 20% di ictus.

L’alta concentrazione di zuccheri, rende il frutto abbastanza calorico, 72 kcal in 100 grammi; proprio per quest’abbondante quantità di saccarosio e calorie si consiglia di consumare solo due mandarini a pasto.

Come sceglierlo. Al momento dell’acquisto, il mandarino deve essere piuttosto pesante

rispetto al proprio volume, lucido, con la buccia tesa e molto aderente alla polpa.

Va conservato a temperatura ambiente, in un luogo fresco e asciutto, i mandarini si mantengono 1 settimana circa.

Curiosità: l’olio di mandarino (biologico al 100%) è quindi molto efficace per i massaggi corporei; a fine trattamento viene completamente riassorbito lasciando la pelle vellutata ed idratata.

**  RICETTE **

Con la scorza del mandarino si possono fare degli ottimi infusi e può essere aggiunta

anche nel tè. Ma se proprio vogliamo divertirci un po’, vi spiego come realizzare il liquore al mandarino.

Dosi per 2 bottiglie:                      Liquore al mandarino

  • 10 mandarini
  • 500 ml di alcool
  • 500 ml di acqua
  • 500 gr. di zucchero

Procedimento. Dopo aver lavato accuratamente i mandarini, asciugateli per bene quindi pelate a vivo le bucce stando attenti a non ritagliare anche la parte bianca della buccia che

risulterebbe amarostica.
Mettete le bucce in una ciotola, quindi aggiungete l’alcol. Coprite la ciotola con una pellicola facendo in modo che non passi aria e fate riposare per 1 settimana in luogo fresco e buio. Trascorso il tempo stabilito, preparate uno sciroppo sciogliendo zucchero ed acqua sul fuoco. Rigirate di tanto in tanto e fate raggiungere l’ebollizione. Fate cuocere quindi per qualche minuto ancora.
Spegnete la fiamma e lasciate raffreddare completamente lo sciroppo ottenuto. Una volta freddo, trasferite lo sciroppo nella ciotola con le bucce di mandarino e l’ alcol. Mescolate il tutto, quindi filtrate per rimuovere le bucce. Imbottigliate il vostro liquore al mandarino e consumatelo dopo almeno 1 mese.


L’amico che ti tiene la mano e ti dice la cosa sbagliata è sicuramente più caro di quello che se ne sta lontano.
(Barbara Kingsolver)

LE LENTICCHIE

Buongiorno!
Oggi parliamo di un alimento che durante le festività di fine anno ha trionfato su tutte le mense come gustoso e bene augurante contorno: le lenticchie

Lenticche

La lenticchia (lens esculenta) fu uno dei primi alimenti coltivati e consumati dall’uomo: se ne sono trovate tracce in Turchia in scavi risalenti al 5.500 a.C. ed anche in tombe Egizie del 2.500 a.C.                                     La migliore testimonianza della considerazione in cui era tenuto questo cibo nell’antichità è rappresentata dall’episodio biblico secondo il quale Esaù cedette al fratello Giacobbe il diritto di primogenitura proprio per un piatto di saporite

lenticchie.                                                                                                                              La lenticchia ebbe larga diffusione nei Paesi dell’Asia Minore, per poi diffondersi in Europa. Esistono varietà a semi più grandi (6-9 mm), gialli o verdi, coltivate soprattutto negli Stati Uniti e nell’America del Sud, e varietà a semi più piccoli (2-6 mm), arancioni, rossi o marroni, coltivate nel bacino del Mediterraneo, nel Medio Oriente e in India.

Le lenticchie sono disponibili tutto l’anno e sono venduti sciolti, oppure in buste trasparenti o inscatolati, si possono trovare sia freschi che essiccati.

Quando li si compra o li si prepara è utile controllare che i semi non siano stati danneggiati o attaccati da insetti. E’ bene conservare i legumi in un luogo fresco e asciutto.

La quantità di amido presente nei legumi è simile a quella del pane e ciò li rende un alimento energetico.

La percentuale di proteine in essi contenutenè molto alta (25%): sono ricchi di lisina, l’amminoacido che è assente nei cereali. Freschi, ma soprattutto secchi, i legumi sono ottime fonti di proteine: quelli secchi ne contengono infatti una quantità all’incirca pari, o anche superiore a quella della carne (anche se la qualità è inferiore) e doppia rispetto a

quella dei cereali. Da tutto ciò deriva che l’associazione di cereali o loro derivati (pane, pasta, riso, ecc.) con i legumi è molto razionale, in quanto i due patrimoni proteici, entrambi incompleti, si integrano e si riequilibrano vicendevolmente, fino a mettere a disposizione dell’organismo, una miscela proteica il cui valore biologico è paragonabile a quello delle proteine animali. E’ quanto avviene in tanti piatti tradizionali della cucina mediterranea, quali pasta con fagioli e pasta con ceci, nonché nel riso con piselli, ecc..      Una preparazione come la pasta e fagioli, rappresenta infatti il piatto unico ideale, il cui valore nutrizionale è equivalente a quello della carne.

Le lenticchie sono anche molto ricche di tiamina, utile per migliorare i processi di memorizzazione, mentre il contenuto consistente di vitamina PP fa sì che esse abbiano anche la proprietà di fungere da potente equilibratore del sistema nervoso, con azione antidepressiva e antipsicotica.
I legumi sono inoltre ricchi di fibre, apportano dunque gli stessi effetti benefici della crusca, e contengono elevate quantità di minerali e vitamine resistenti al calore, che non vengono quindi distrutte dalla cottura. Principalmente allo stato secco, contengono una discreta quantità di fosforo ed anche (sebbene parzialmente non del tutto disponibile per

l’assorbimento) di calcio e soprattutto di ferro, il che le rende molto indicate per tutti coloro che necessitano di ferro, mentre sono assolutamente controindicate nei soggetti iperuricemici.

Per quanto riguarda le vitamine, i legumi apportano quantità apprezzabili di alcune

vitamine del gruppo B (B1, B2 e niacina), e, nei legumi freschi, anche di vitamina C.        Il loro consumo è quindi altamente consigliato soprattutto in virtù delle loro proprietà antiossidanti che agiscono positivamente sugli inquinanti a cui tutti siamo soggetti.

Rappresentano dunque un ottima alternativa proteica nella dieta settimanale, al posto della carne o del pesce. Sono anche poveri in grassi (2-4%), il che li rende consigliabili per le

diete ipolipidiche (inoltre tali grassi sono in genere ricchi di acidi grassi polinsaturi, il che le rende molto indicate nella prevenzione dell’arteriosclerosi) e con un buon potere energetico per il loro contenuto in carboidrati complessi e fa di questi alimenti una ottima fonte di energia.

Unico problema: tutti i legumi hanno un elevato contenuto di fibra (sia di quella «insolubile», soprattutto cellulosa, localizzata prevalentemente nella buccia esterna, capace di regolare le funzioni intestinali, sia di quella «solubile» o «formante gel», capace di collaborare al controllo dei livelli di glucosio e di colesterolo nel sangue) che viene attaccata e fermentata dalla flora batterica, con la produzione di gas intestinali (flatulenza). Sono quindi controindicati a chi soffre di colite o di meteorismo. E’, però, proprio la grande quantità di fibre le rendono molto importanti e utili per il funzionamento dell’apparato

intestinale e per tenere sotto controllo il livello del colesterolo.                                           Nei bambini la cellulosa presente nella buccia esterna dei legumi può provocare, durante lo svezzamento, meteorismo e diarrea: l’inconveniente può essere superato preparando passati o purè, che rendono possibile la somministrazione dei legumi ai neonati a partire dal 5¡-6¡ mese di vita.

Esiste poi un fenomeno particolare di intolleranza ai legumi, detto «favismo»: si tratta di una malattia ereditaria provocata dalla mancanza di un enzima specifico capace di neutralizzare gli effetti nocivi di certe sostanze tossiche presenti nelle fave. Il consumo di fave provoca nei soggetti affetti da questa malattia delle crisi emolitiche (rottura dei globuli rossi del sangue). Il favismo è diffuso in particolari aree geografiche, e, nel nostro Paese,

soprattutto in Sardegna.

Curiosità: uno dei principali inconvenienti presentati dai legumi è il lungo tempo di cottura richiesto. Esso può però essere abbreviato lasciando prima della cottura i legumi in ammollo nell’acqua per 6-8 ore,  oppure aggiungendo all’acqua di cottura del bicarbonato. Queste pratiche tradizionali favoriscono l’ammorbidimento dei semi ed hanno un buon successo. Attualmente l’inconveniente dei lunghi tempi di cottura può essere superato ricorrendo alle pentole a pressione, oppure ai legumi precotti o a quelli inscatolati, più costosi di quelli sfusi ma più pratici all’uso. Le lenticchie vanno cotte per 45-50 minuti.

Durante la cottura bisogna evitare di aggiungere sale o sostanze acide (come limone o

aceto) prima che i legumi siano quasi cotti: questi ingredienti possono infatti ostacolare l’intenerimento delle bucce.

Dunque, che le gustiamo sotto forma di zuppe o in umido o come contorno, l’importante è farne il pieno!

                                                                             ** RICETTA **

La zuppa di lenticchie al profumo di cumino e limone

Ingredienti per 4 persone

  • Inizio modulo1 cucchiaino di cumino in semi
  • 5 cucchiai di olio di oliva extravergine
  • 50 grammi di prosciutto crudo
  • 1 cipolla
  • 400 grammi di lenticchie
  • 1 foglia di alloro
  • 5 litri di brodo vegetale
  • 1 carota
  • 1 limone
  • pepe nero
  • sale
  • 1 sedano (gambo)Fine modulo

 zUPPA LENTICCHIE AL PROFUMO DI LIMONE E CUMINO

Preparazione

1) Lava e raschia la carota; lava il sedano e pulisci la cipolla.

2) Ricava dal limone 2/3 di scorza gialla, poi passa al mixer le verdure insieme con la scorza del limone.

3) Trita grossolanamente il prosciutto.

4) Trasferisci il tutto in una casseruola, preferibilmente di coccio, unisci 3 cucchiai di olio, la foglia d’alloro e i semi di cumino e lascia soffriggere dolcemente finché le verdure risulteranno dorate e morbide.

5) Intanto lava le lenticchie, falle sgocciolare e uniscile al soffritto.

6) Copri con il brodo caldo, metti il coperchio e cuoci a fiamma moderata per circa un’ora; mescola di tanto in tanto e, se occorre, aggiungi altro brodo caldo. Regola di sale a fine

cottura.

7) Fuori dal fuoco, profuma la zuppa di lenticchie con qualche goccia di succo di limone, condisci con il resto dell’olio crudo e una macinata di pepe e servila ben calda.

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Chi guarda un vero amico, in realtà, è come se si guardasse in uno specchio.
(Marco Tullio Cicerone)

 

 

IL NASELLO

Oggi andiamo a conoscere un altro pesce: IL NASELLO!!                                                Nasello  Per riconoscere un nasello fresco è sufficiente osservare le scaglie: le scaglie del nasello fresco, infatti, sono argentate e gli occhi devono apparire vivi e luminosi. Il nasello fresco di pesca presenta delle carni piuttosto sode e molto magre. In natura può arrivare fino a 140 cm e pesare 15 kg. Ha un corpo allungato, testa grande e una bocca larga e nera riempita con grandi denti taglienti (disposti su due o tre file).

Molto spesso il nasello viene confuso con il merluzzo; in effetti i due pesci sono piuttosto similari per forma, specifiche nutrizionali e a livello culinario.  Le razze, però, sono simili ma non uguali.  Il nasello è diffuso sia nelle acque del Mediterraneo sia nell’Atlantico settentrionale, invece il merluzzo abita le acque più fredde nord-europee e dell’America del Nord.

Il nasello ha una carne bianca, abbastanza magra, molto digeribile ma allo stesso tempo piuttosto nutriente. L’alta digeribilità dello stesso lo rende adatto insieme ad altri alimenti di base anche allo svezzamento dei neonati. È un alimento ottimo sin dall’infanzia (è consigliabile inserire gradualmente il nasello dagli 8 mesi), fino alla tarda età, poiché il nasello apporta benefici anche agli anziani. La facilità di masticazione consente a tutti di cibarsi di questo pesce.

Vediamo quali sono le sue proprietà nutrizionali.

E’ una carne ricca di aminoacidi di alto valore biologico, che la rende perfetta anche per gli sportivi, ma scarsa in carboidrati, colesterolo e lipidi (grassi).

Il nasello ha un alto contenuto proteico ma pochissimi grassi. Fra i minerali, contiene il potassio, il fosforo, il cloro; tra le vitamine, la A, C ed E, vi è anche un discreta quantità di niacina (Vit. B3, fondamentale per la respirazione delle cellule, favorisce la circolazione sanguigna, funge da protettivo per la pelle, ed è utilissima nel processo di digestione degli alimenti). Inoltre, serve come n’ottima fonte di vitamina B12. Molto importante è la quantità di acidi grassi essenziali, gli omega-3, sostanze di grande aiuto nella lotta ai problemi cardiaci e di circolazione. Il buon contenuto di iodio preserva la tiroide dallo sviluppo di problemi caratteristici della ghiandola.

Tutto ciò a fronte di un basso apporto calorico: 100 grammi di nasello apportano 71 kcal circa. E’ un pesce che si presta, quindi, anche ad una dieta equilibrata, anche dimagrante, offrendo un’alternativa gustosa e bilanciata.

Possiamo preparalo in molteplici modi diversi come passato al mixer per preparare degli squisiti fagottini oppure creare hamburger e polpette. Potrebbe essere anche preparato al cartoccio con olive e pomodorini e qualche aroma, in padella o con capperi, pomodorini e pan grattato oppure, se si vuole rimanere leggeri, semplicemente cotto al vapore e condito con sale, olio, limone e prezzemolo o in padella con aglio e prezzemolo.

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«I libri seri non istruiscono, interrogano.» Nicolás Gómez Dávila

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* Mens sana…….. anzi sanissima!! *        

Per unire al piacere di star bene con il corpo, anche il benessere della mente.

Il libro che vi consiglio è “Narciso e Boccadoro”, di Herman Hesse.Narciso e Boccadoro

Un romanzo meraviglioso, la storia splendida e profondamente toccante di due amici: Narciso, monaco riservato e intimista, Boccadoro dissoluto e amante della vita e dei piaceri; apparentemente solo quest’ultimo è, dei due, colui che va in cerca del vero senso della vita, che la cerca nelle donne, nelle conquiste, ma soprattutto nell’arte, creazione che nelle sue mani genera magia e testimonia, sempre, l’immensa, a lui mancante e sacra figura materna, che confonde il divino con l’umano, per scoprire alla fine che l’amato Narciso, solitario e profondo, non ha faticato meno a trovare il suo senso, entrambi amorevolmente gelosi l’uno del percorso dell’altro, ciascuno profondamente innamorato dell’altro.

Bellissimo, profondamente toccante.

 

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LE CAROTE

Buongiorno  e buon anno!!!

A Gennaio cominciamo con un ortaggio largamente utilizzato in tavola: la CAROTA!Carote

Il nome scientifico della carota è Daucus carota ed è una pianta erbacea originaria delle zone temperate europee. Le carote appartengono alla famiglia delle Ombrellifere, così chiamate perché formano delle infiorescenze a forma di ombrello. A questa famiglia appartengono anche i finocchi, il prezzemolo, il sedano, il cumino e l’aneto.

In epoca antica le carote venivano usate come foraggio per animali e non godevano di buona fama, tanto che il termine “carote” veniva usato per indicare notizie false e menzognere.

Quando pensiamo alle carote ci viene in mente la più comune varietà di colore arancione ma in realtà ne esistono di diversi colori, ad esempio bianco, viola, rosso e giallo.                                                                                                                                          Le prime carote coltivate nell’antico Egitto ed in Iran, Afghanistan e Pakistan erano carote viola. Solo in seguito, nel 1700 in Olanda, furono selezionate le carote arancioni. Attualmente la varietà di carota viola è stata recuperata ed è ritenuta molto pregiata per le sue caratteristiche nutrizionali, anche migliori rispetto a quelle della più comune carota arancione.

Ma andiamo a vedere quali sono le sue proprietà nutrizionali.                                             Le carote sono ortaggi ricchi di betacarotene, un pigmento vegetale che non a caso prende il suo nome proprio da questo ortaggio, da cui è stato isolato per la prima volta. Il beta carotene è un composto antiossidante che contrasta la produzione dei radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cellulare. Inoltre nell’organismo esso viene convertito in vitamina A, indispensabile per molte funzioni biologiche quali, ad esempio, la funzione visiva (alcuni studi hanno dimostrato che non soltanto il betacarotene protegge la cornea, ma che potrebbe avere un ruolo nella prevenzione della degenerazione maculare, una importante patologia che colpisce la retina), il differenziamento cellulare durante lo sviluppo embrionale, la funzionalità ovarica e testicolare, lo sviluppo delle ossa. Il betacarotene, inoltre, non solo favorisce l’abbronzatura, ma ha un effetto fotoprotettivo sulla pelle.
Sono salutari per l’apparato cardiovascolare: i numerosi composti antiossidanti presenti nelle carote (non solo il beta carotene ma anche i carotenoidi, gli acidi idrossicinnamici, le antocianidine), proteggono le arterie dai danni ossidativi grazie al loro effetto sinergico. Studi scientifici hanno infatti dimostrato che questi benefici delle carote derivano dalla presenza contemporanea dei vari antiossidanti piuttosto che dal singolo composto.

Che le mangiate cotte o crude è lo stesso, perché la cottura non pregiudica l’utilità dei caroteni, in quanto sono resistenti al calore. Anzi, dal momento che la maggior parte del carotene si trova nella fibra, preparandole con una breve cottura si libera il betacarotene dalle cellule fibrose.

Sono anche una buona fonte di flavonoidi, pigmenti antiossidanti che agiscono positivamente sul sistema cardiovascolare.

Ancora, sono ricche di vitamine e sali minerali: una fonte eccellente di vitamina K, vitamina B6, biotina, vitamina C, ma anche di sali minerali come potassio, rame e manganese.

Le carote non solo non hanno controindicazioni (è vero che un eccesso di consumo potrebbe provocare un accumulo di carotene nella pelle, conferendole un colore giallognolo, ma è un effetto assolutamente reversibile; per cui la quantità massima di carote consigliata è di circa 500 g al giorno), ma sono molto indicate nell’alimentazione infantile fin dallo svezzamento, perché contribuiscono all’assorbimento dei liquidi a livello intestinale.

Tutto ciò a fronte di sole 41 kcal per 100 gr., ragion per cui, ulteriore beneficio di tale ortaggio è quello di poter essere consumato anche da chi segue un regime dietetico ipocalorico; grazie anche all’elevato contenuto di fibre (2,8 g in 100 g), infatti, determinano un senso di sazietà che spesso ci allontana dal consumo di ulteriori alimenti. E non trascuriamo i benefici per l’apparato digerente: è proprio il contenuto di fibre, insieme alla presenza dei composti antiossidanti, che fa sì che le carote abbiano un ruolo protettivo sulla mucosa del tratto digerente e preventivo nell’insorgenza del cancro al colon.

Curiosità: Se comprate un mazzo di carote con le foglie, vale la pena staccarle prima di metterle in frigo. Perché? Il ciuffo di foglie verdi si comporta come una specie di vampiro: durante la conservazione succhierà le vitamine prima che voi riusciate a mangiare la radice. Se ben conservate sono in grado di mantenere la loro freschezza fino a due settimane, l’importante è tenerle in frigorifero avvolte in una busta di plastica per alimenti o, meglio, in della carta assorbente. In questo modo non perdono la loro naturale umidità.

Dunque, o consumate crude come snack croccante, in insalate, o cotte al vapore

** RICETTA **

La torta di mandorle e carote è un dessert ideale per palati raffinati, perché ha un sapore delicato e naturale, non appesantisce, sazia e corona il pasto con una nota dolce.

Ingredienti:

  • 500 g di carote,
  • 200 gr di mandorle spellate,
  • 3 uova,
  • 150 g di zucchero,
  • 150 g di farina,
  • 1 bustina di lievito,
  • 50 g di burro.
  • Un dettaglio importante che potete decidere di contemplare o no: 1 bicchierino di brandy.

Il procedimento è molto semplice: separate i tuorli dagli albumi e montate i primi con lo zucchero, fino a quando non diventano spumosi. Tritate finemente mandorle e carote e poi aggiungetele ai rossi d’uovo montati. Unite poi tutti gli altri ingredienti, per ultimi gli albumi montati, e mescolate. Versate il tutto in uno stampo imburrato e infarinato e cuocete a 180° per circa 40 minuti. Dopo aver lasciato raffreddare, decorate con zucchero a velo. Potete appoggiare sulla torta dei riccioli decorativi di cannella o qualche batuffolo di panna.Torta mandorle e carote


“Chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita”

Proverbio cinese

LE NOCI

 

Oggi parliamo un po’ di NOCI!!                     Noci

La noce è un frutto secco costituito da un seme (il gheriglio) racchiuso in un guscio legnoso. Le noci si trovano fresche nel mese di settembre e secche durante tutto l’anno. Normalmente vengono consumate  solo durante il periodo natalizio (questa usanza probabilmente deriva dal fatto che fino a non molto tempo fa era considerata un bene di lusso da concedersi solo in occasioni particolari, e che era più difficile trovarla in commercio), ma le sue eccezionali proprietà nutrizionali dovrebbero indurci a farne un maggiore uso in tutte le stagioni.

Andiamo a conoscerle meglio.

L’elemento di cui le noci – come tutta la frutta secca in genere – sono maggiormente ricche sono i lipidi, ovvero i grassi. Quello che molti non sanno, però, è che si tratta di grassi insaturi: questi grassi non sono dannosi per il nostro organismo, anzi, gli acidi grassi polinsaturi sono molto salutari, e a differenza di quelli saturi (che provengono principalmente da alimenti animali come lardo, burro, e il grasso di carne o quello della pelle del pollo e che possono aumentare il tasso di colesterolo nel sangue, provocano uno stato infiammatorio nelle arterie e la formazione di placche  aumentando il rischio di un attacco cardiaco o di infarto), possono in realtà diminuire il tasso di lipoproteina (o colesterolo “cattivo”).                                                                                                          Dunque, i grassi poli-insaturi (non saturi), possono proteggere le arterie (azione anti-aterosclerotica) dai danni provocati dall’assunzione di cibi contenenti molti grassi saturi.  I ricercatori hanno scoperto che anche le persone che hanno mangiato della frutta secca una volta alla settimana hanno riscontrato il 25% in meno di malattie cardiache rispetto a coloro che hanno escluso la frutta secca completamente dalla loro alimentazione. In un altro studio, le partecipanti che hanno consumato 140 o più grammi di frutta secca alla settimana hanno avuto un terzo in meno di infarti rispetto a coloro che hanno mangiato frutta secca di rado o non ne facevano uso.

In secondo luogo, le noci sono molto ricche di proteine (circa il 18% della porzione). Tra queste, una in particolare ha una  notevole importanza preventiva: l’arginina.                    Questa ha la capacità di dilatare i vasi sanguigni, che portano il sangue ricco di sostanze energetiche e di ossigeno ai muscoli, migliorandone così la prestazione fisica. Ragion per cui le noci sono molto indicate per chi svolge attività fisica.

Ancora, le noci sono ricche di vitamine, in particolare di vitamina E (dotata di potere antiossidante, in grado cioè di controllare gli effetti sfavorevoli dei temuti “radicali liberi”. Non dimentichiamo mai che l’ossidazione, cioè il danneggiamento delle cellule del corpo,  può avere una parte nello sviluppo di tumori, diabete, malattie cardiache, malattie polmonari e cataratte), acido folico (che permette di controllare la concentrazione nel sangue di uno dei nuovi fattori di rischio coronarico, e cioè l’omocisteina), il magnesio, rame, zinco, selenio (anche questo potente antiossidante), fosforo.

Nelle noci è particolarmente alto, inoltre, il contenuto  di acido alfa-linoleico, della famiglia degli ormai ben noti acidi grassi omega-3: si tratta di composti poco presenti sia nel regno vegetale che in quello animale, in grado di svolgere un’importante azione di controllo dei livelli dei trigliceridi (uno dei due grassi che circolano nel sangue, e che se in eccesso può creare problemi alla salute delle nostre arterie), di prevenzione delle irregolarità del battito cardiaco, di miglioramento del tono dell’umore.

Recenti ricerche hanno evidenziato che le noci contengono melatonina, un potente antiossidante a cui sono attribuite proprietà benefiche per la salute celebrale.

Infine, quantità non trascurabili di fibra alimentare in esse contenuta, rendono più completo il quadro di questo alimento: come tutta la frutta secca, anche le noci sono altamente digeribili quando consumata a colazione o come spuntino e, in virtù dell’alto contenuto in fibre, aiutano la funzionalità intestinale.

La dose giornaliera consigliata è di 3/4 noci al giorno.

Unica avvertenza, l’elevato contenuto energetico (689 Kcal per 100 g di prodotto), che ne suggerisce un uso moderato. Recenti ricerche hanno però evidenziato che quando le noci sono utilizzate al posto di altri alimenti, non solo non incidono troppo pesantemente sulla dieta, ma anzi aiutano a mantenere il peso corretto inducendo senso di sazietà.

Ci sono, però, categorie di persone che si devono astenere dal consumarla, per esempio chi soffra di problemi renali, i diabetici (pe via dell’alto contenuto di zuccheri). Anche chi è affetto dal morbo di Crhon in fase acuta, dalla rettocolite ulcerosa, o chi soffre di colite, malattie che impongono una dieta priva di fibre, si deve astenere dal consumarla.

Curisità: le noci con il guscio si conservano cinque mesi circa a tempertaura ambiente in luogo fresco e asciutto. Se acquistate noci sgusciate, consrvatele in un vaso chiuso, in luogo fresco e asciutto e consumatele entro 2 mesi!


* Mens sana…….. anzi sanissima!! *

Per unire al piacere di star bene con il corpo, anche il benessere della mente.

Vi consiglio vivamente la lettura di: “La tempesta di Sasà” di Salvatore Striano.      La storia autobiografica testimonianza di come la letteratura, la poesia,    possano emanare il loro potere salvifico anche sugli “impensabili”, i detenuti, come è Sasà, che vive una profonda nemesi grazie all’incontro con i libri dentro il carcere, che trasforma le parole in rappresentazioni teatrali, ma più vere della stessa vita, della sua stessa vita, che nella letteratura si rispecchia, e dalla letteratura viene setacciata e filtrata e compresa fino a toccare, con il suo cuore ormai rinnovato, anche altri cuori attorno, per raggiungere la libertà prima dentro e poi fuori dal carcere. Veramente bello!!!            La tempesta di Sasà

** RICETTE **

Ecco la ricetta dell’insalata di arance e noci (più finocchi) una scelta perfetta per il periodo invernale, sia perché prevede l’utilizzo di prodotti di stagione sia perché apporta vitamina C e vitamine liposolubili utili per combattere i rigori del clima invernale.

Ingredienti:

  • 4/6 arance a seconda delle dimensioni
  • gherigli di noce a volontà
  • sale e pepe q.b.
  • 1 o 2 finocchi, di nuovo secondo dimensioni
  • olio d’oliva extra vergine q.b.

Procedimento

Pulite i finocchi, lavateli e tagliateli sottilissimi con la mandolina; distribuiteli uniformemente su un piatto da portata, o quattro piatti individuali. Pelate al vivo le arance dopo averle lavate ed asciugate. Affettate anch’esse usando un coltello affilato. Distribuitele sopra ai finocchi. Spezzettate i gherigli di noci e spargeteli sulle arance.  Condite con olio, sale e pepe; servite immediatamente, altrimenti le vitamine delle arancesi deteriorano.

Consiglio: potete arricchire la vostra insalata con una manciata di uvetta sultanina.

Insalata di arance e noci

 

 

LA RUCOLA

Un’altra verdura: la RUCOLA!!                  Rucola

La rucola è una verdura della famiglia delle brassicaee, ed è conosciuta da tempo immemore, era venerata già dagli antichi Romani, che la consideravano protettiva dello stomaco e un ottimo diuretico, similmente al carciofo.
Questa erba era considerata afrodisiaca, infatti era la pianta dedicata a Priapo, dio mitologico simbolo di fertilità e virilità. Per questo nel tempo la rucola ha subito una sorta di censura, in quanto considerata una pianta “da nascondere” nei primi annali di agricoltura del periodo della Controriforma. È stata poi la ricerca scientifica a riportarla in auge, grazie alle sue proprietà.

Vediamo invece cosa realmente contiene.

La rucola è tra le verdure più ricche di fibre (di cui ricordiamo il potere saziante, dunque molto indicate nelle diete ipocaloriche, nonché di milgioramento della motilità intestinale e quindi di contrasto alla stipsi), buono l’apporto di Vit. A (grazie al contenuto elevato di carotenoidi, apprezzabile quello di vitamina C e di folati; decisamente rilevante la presenza di vitamina K, circa 110 mcg, oltre il 130% del fabbisogno giornaliero.                  La vitamina K, lo ricordiamo, è essenziale per i processi di coagulazione e per il benessere delle ossa e il consumo di rucola può contribuire in maniera significativa a garantirne il necessario apporto. Tuttavia, proprio per l’elevata presenza di questa vitamina, è necessario che la rucola sia consumata con estrema attenzione da soggetti in cura con anticoagulanti: esiste infatti una concreta possibilità che la vitamina possa ridurre in maniera significativa l’efficacia del farmaco, con aumento del rischio della formazione di trombi.

Ancora, la rucola contiene buone quantità di calcio (oltre i 300 mg, e che è in larga misura disponibile vista la ridotta presenza di ossalati, sostanze che ne inibiscono l’assorbimento), ferro, potassio, fosforo. Contiene, invece, pochi zuccheri e pochi grassi.

Nella rucola è particolarmente abbondante l’erucina. L’erucina è un composto al centro di un gran numero di lavori grazie alle sue notevoli proprietà. Ha mostrato effetti antiossidanti e antitumorali su diversi tipi di cancro, sia attraverso l’induzione di enzimi responsabili della detossificazione di composti cancerogeni, sia tramite l’inibizione dei processi di divisione delle cellule cancerose, il controllo del ciclo cellulare e l’induzione dell’apoptosi, la morte cellulare programmata che porta all’eliminazione della cellula tumorale.

La rucola ha inoltre un’azione battericida, antinfiammatoria, antiage e antiossidante.

Infine, diamo un’occhiata al suo apporto calorico: 100 gr. di parte edibile vi daranno sole 25 kcal.

Inoltre, la rucola è utilizzata nei prodotti dermatologici soprattutto all’estero, poiché migliora la funzione barriera del derma in caso di dermatite atopica.

Come si può vedere, è utile a tutti, all’interno di una dieta varia e bilanciata, mangiare rucola, come tante altre verdure, con il vantaggio che in questo caso è possibile consumarla cruda, modalità che come sappiamo permette di mantenere intatti tutti i nutrienti di un alimento.
Quindi si può beneficiare delle ottime proprietà benefiche che abbiamo visto, non solo con il consumo della verdura in insalata, ma soprattutto attraverso ricette con pesti a base di rucola. Inoltre, è utile sapere che le proteine del latte e un po’ di grassi tendono ad “ingabbiare” le sostanze buone di questo superfood, quindi si possono ampliare le possibilità di consumo utilizzando, ad esempio, la rucola con ricotta, come condimento della pasta o come ripieno di torte salate o secondi piatti.

Suggerimenti per l’acquisto: quando comprate della rucola fate attenzione che le foglie siano fresche, di un bel verde vivo, tenere e dai margini ben definiti. Le foglie ingiallite, macchiate e rovinate vanno scartate. Le foglie andrebbero sempre raccolte prima della fioritura: a questo punto infatti tendono a diventare dure, amare ed eccessivamente piccanti.

Le foglie vanno lavate accuratamente visto che trattengono la terra, evitando però di lasciarle a bagno a lungo. Si tratta di un vegetale molto delicato che si conserva con difficoltà. In frigorifero le foglie possono essere conservate per due o tre giorni.

Una verdura versatile e dal sapore deciso, ricca di pregi nutrizionali, da utilizzare spesso, specie durante il periodo estivo.

Una verdura versatile e dal sapore deciso, ricca di pregi nutrizionali, da utilizzare spesso, specie durante il periodo estivo o, se in busta, anche in inverno.

** RICETTE **

È ottima in insalate miste per dare un gusto forte e deciso e le foglie fresche possono insaporire pizze e panini, minestre, insalate di patate, di legumi e cereali, di pasta. Decisamente gustoso l’abbinamento con carpacci di manzo, con carni o pesce alla griglia, con gamberi o pollo. Le foglie possono essere passate e utilizzate per la preparazione di salse per crostini o pesto per condire la pasta, magari in abbinamento a pinoli e noci. Buone anche le torte salate o le schiacciate ripiene di rucola.

Se si vuol rimanere leggei senza fare a meno dei preziosi nutrienti della rucola, ecco una ricetta semplicissima: insalata di rucola, pomodorini e grana.

Ingredienti:

  • Rucola
  • Pomodorini
  • Grana
  • Olio di oliva
  • Sale 
  • Aceto balsamico
  • Limone

Lavate accuratamente la rucola (abbiate cura, peò, di asciugarla accuratamente, così da poterla servire croccante e i pomodorini). Versate metà rucola spezzettata con le mani e metà intera nel piatto da portata, dopodiché tagliate il grana a scaglie e cospargetelo sull’insalata. Tagliate i pomodorini in due parti e disponeteli lungo i bordi del piatto da portata.
Condite con un filo di olio, qualche goccia di aceto balsamico e un pizzico di sale, quindi servite l’insalata.

Per un condimento più saporito potete preparare un’emulsione di olio, aceto balsamico, limone e sale al quale aggiungere il grana grattugiato, per poi versarla sulla rucola e i pomodorini.
Se volete dare più sostanza all’insalata di rucola e grana, tostate 2 fette di pancarré e tagliatele a cubetti, per poi aggiungerli prima di servirla.

Insalata di rucola, grana, noci e pere.

Ingredienti:

  • Rucola 100 g
  • Pere Williams 2
  • Grana Padano DOP 100 g
  • Gherigli di noci 50 g
  • Olio extravergine d’oliva q.b.
  • Sale fino q.b.
  • Aceto balsamico q.b.

Come prima cosa iniziate a lavare la rucola. Poi asciugatela e versatela in una ciotola.   Lavate anche le pere, poi tagliatele in spicchi 2 e sbucciatele eliminando anche la parte centrale del torsolo. A questo punto tagliate le pere a fettine molto sottili, versatele all’interno della rucola  e mescolate in maniera delicata in modo da non rompere le fettine di pera.  Tritate grossolanamente le noci (potete farlo utilizzando un coltello o rompendole a mano) e unitele all’insalata. Con una grattuggia ricavate poi le scaglie di grana e aggiungete anch’esse. Mescolate nuovamente, poi condite con sale, olio e aceto. Mescolate ancora un’ultima volta.

Una variante sfiziosa? Al posto della rucola, provate con il radicchio!

Rucola con pere e noci_____________________

 «Quanti uomini hanno datato l’inizio di una nuova era della loro vita dalla lettura di un libro.» Henry David Thoreau

 

 

IL RADICCHIO

Buongiorno!! Oggi si parla di RADICCHIO!!

Esistono numerose varietà di radicchio; alcune sono selvatiche, altre coltivate. L’aspetto e anche il sapore cambiano in base alla tipologia e alla regione di provenienza.          Radicchio   Esistono varietà di radicchio dal sapore amarognolo ed altre più dolci, quasi tutte sono croccanti. Sono pregiati il radicchio rosso di Treviso, il radicchio rosso di Verona e il radicchio rosso di Chioggia.  Il radicchio rosso di Treviso viene coltivato dal XVI secolo. Inizialmente si trattava di un cibo povero, utilizzato anche come mangime per gli animali.

Ma andiamo a vedere quali sono le sue proprietà nutrizionali.

Innanzitutto il radicchio contiene abbondante vitamina C, in particolare di beta carotene (i carotenoidi sono anch’essi antiossidanti; nell’organismo possono essere ricombinati per formare vitamina A, necessaria alla funzione visiva, per il differenziamento cellulare, per mantenere la funzione riproduttiva ecc.), che è un potente antiossidante, fondamentale – l’abbiamo detto tante volte – per prevenire i raffreddamenti e i mali della stagione invernale, nonché precursore del collagene, elemento essenziale del sistema immunitario.

Grazie all’elevata percentuale di acqua, il radicchio è depurativo; può essere inoltre un valido aiuto per chi soffre di stitichezza e difficoltà digestive.

La ricchezza d’acqua e potassio è considerata un aspetto preventivo l’ ipertensione arteriosa primaria, soprattutto il potassio agisce metabolicamente in contrapposizione al sodio, abbassandone i livelli e l’acqua aumenta la diuresi. Anche il magnesio in esso contenuto è di fondamentale importanza e insieme, magnesio e potassio, sono  due fattori nutrizionali ampiamente perché sono minerali alcalinizzanti che, quando carenti nell’organismo, possono dare luogo a crampi muscolari. E poiché tali minerali vengono abbondantemente eliminati con la sudorazione (paesi a clima caldo, pratica sportiva, ecc..), la loro reintroduzione è necessaria. E il cibo ci aiuta in questo.

Ancora, il radicchio contiene ferro e calcio, ma la loro azione nutrizionale è marginale, per la contemporanea presenza di acido ossalico, che ostacola l’assorbimento del calcio.

L’abbondanza di fibre può avere molteplici effetti sull’organismo. Anzitutto, in presenza d’acqua, migliorano il senso di sazietà per aumento del volume del pasto nello stomaco (ragion per cui, questa verdura è idonea per la dieta dimagrante). In particolar le fibre solubili creano un gel che modula l’assorbimento nutrizionale in due modi: diminuiscono la velocità di assorbimento dei glucidi, riducendo l’indice glicemico insulinico del pasto, ostacolano l’assorbimento e il riassorbimento dei grassi. Il radicchio è quindi consigliato nella terapia alimentare contro l’ipercolesterolemia – alla quale contribuiscono i polifenoli – il diabete mellito tipo 2 e l’ipertrigliceridemia. Le fibre migliorano il transito intestinale, prevenendo / curando la stipsi – e disturbi correlati come le emorroidi, le ragadi anali, la tendenza al prolasso anale ecc. – ed agendo nel lungo termine come fattore protettivo nei confronti di alcune forme tumorali al colon. Nutrono anche la flora batterica intestinale, fungendo da prebiotici, la quale contribuisce al mantenimento della salute dell’intestino.

I polifenoli sono un ulteriore agente antiossidante del radicchio. L’alta concentrazione di molecole dotate di questa funzione rende tale verdura adatta a combattere lo stress ossidativo dell’organismo, agendo preventivamente contro i tumori e ostacolando l’insorgenza di patologie metaboliche.

Il radicchio rosso, come tutti i vegetali di questo colore, è inoltre ricco di antiossidanti. Contiene antociani (aiutano a prevenire i fattori di rischio cardiovascolare) e triptofano ( che aiuta a combattere l’insonnia).

La scarsa presenza di purine lo rende adatto al regime nutrizionale contro l’iperuricemia e la gotta.

Infine, quest’ortaggio è utile anche a chi soffre di psoriasi.

A coronamento di questo ventaglio di pregi, il radicchio ha un bassissimo potere energetico ed è quindi utile nelle diete ipocaloriche: 100 g di radicchio rosso contengono 13 kcal / 52 kj.

Unica  precauzione: nella dieta della gestante, il radicchio crudo dev’essere lavato accuratamente e possibilmente in soluzione con disinfettanti per ridurre il rischio di infezione o infestazione da batteri o parassiti pericolosi per il buon esito della gravidanza.

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A scuola mi domandarono cosa volessi essere da grande.
Io scrissi “Essere felice”.
Mi dissero che non avevo capito il compito,
e io risposi che loro non avevano capito la vita.

 John Lennon                             

                                                      ** RICETTE **

Il radicchio si può mangiare crudo e cotto, da solo, come contorno, o utilizzare come ingrediente per ricette elaborate come sughi per i primi piatti, risotti, contorni gratinati al formaggio ecc.

Per esempio, è molto goloso il radicchio in pastella.

Ingredienti:

  • foglie di radicchio rosso, lavato e asciugato,
  • birra,
  • farina di semola di grano duro,
  • olio extravergine d’oliva.

Procedimento: preparate una pastella con la birra ghiacciata e la farina. Passare le foglie di radicchio nella pastella e friggerle in olio bollente.
Per chi vuole restare leggero, il radicchio rosso è ottimo anche alla griglia; condito   con poco sale e olio extravergine d’oliva.

Radicchio in pastella

LA SPIGOLA

Il branzino (Dicentrarchus labrax L.), anche conosciuto come spigola, è un pesce appartenente alla famiglia dei Moronidae.

Il branzino si presta a tutti i tipi di cottura: dal filetto in padella al pesce intero al forno e al cartoccio; le preparazioni più gettonate sono il branzino ai ferri, il branzino al sale e la crudità di branzino.

Il branzino non è assolutamente un pesce “economico” ed attualmente risulta uno dei pesci più “cari” nella nostra penisola.

Ma vediamo quali sono le sue proprietà nutrizionali.Spigola

Il branzino è generalmente inquadrato tra i pesci magri anche se, consumandone anche la pelle (molto gradevole nel pesce arrosto), la quantità di acidi grassi e colesterolo ingeriti aumenta vertiginosamente.

E’ un pesce ricco di proteine: le proteine contenute nella carne di spigola sono di valore biologico medio alto; è comunque da notare che l’apporto proteico che si ottiene consumando una sogliola pescata in mare è di maggior livello, oltre che essere presente in maggior quantità nella composizione della carne, rispetto a quella degli esemplari allevati, dal momento che il pesce in mare aperto nuota per distanze più lunghe e si trova a dover talvolta contrastare le improvvise correnti sottomarine, e di conseguenza sviluppa una muscolatura maggiore rispetto al pesce allevato.

Quello pescato in mare è povero di grassi saturi, quello allevato contiene più del doppio di grassi rispetto alla prima (che risulta oltre il 450% più grasso), aspetto che ne modifica sensibilmente l’utilizzo nella dieta; se ne evince che, soprattutto nell’alimentazione dell’ipercolesterolemico, la scelta tra un branzino selvaggio ed uno allevato debba volgere a favore del primo rispetto al secondo.                             Tuttavia entrambi i tipi di spigola contengono un alto contenuto di grassi polinsaturi della famiglia omega 3, utilissimi per mantenere una buona salute del sistema cardiocircolatorio.

Ancora, la carne della spigola è ricca di potassio: (essenziale per la salute di muscoli e tessuto osseo), fosforo (fondamentale per la produzione di energia) e ferro (fondamentale per la produzione di emoglobina e quindi per l’ossigenazione di tutti i tessuti, oltre che per il corretto funzionamento di enzimi e proteine).  Il potassio altresì contrasta il sodio in eccesso nel nostro organismo aiutando il nostro corpo nella lotta alla ritenzione idrica. Potassio e magnesio in sinergia aiutano il nostro sistema della micro-circolazione dei vasi sanguigni.

La spigola è una buona fonte di vitamine del gruppo B e di altre vitamine: (fondamentali in particolar modo nei processi legati al metabolismo cellulare, e quindi alla produzione e al corretto utilizzo di energia all’interno dei vari tessuti che costituiscono il nostro organismo) e di vitamina D (importantissima per la corretta mineralizzazione di ossa e denti, e per il conseguente sviluppo osseo), ma sono presenti in quantità minori anche vitamina A (importantissima per il corretto mantenimento degli organi visivi), vitamina C (importante sia per contrastare e prevenire i sintomi influenzali, che per rafforzare le difese immunitarie) e vitamina E (un potente antiossidante, che quindi contribuisce al rinnovamento cellulare e a contrastare l’invecchiamento dei tessuti grazie alla sua azione contro i radicali liberi).

La presenza di molte proteine e di pochi grassi rende questo pesce particolarmente facile da digerire, ed è quindi indicato per chi soffre di disturbi digestivi.

In più, esso contiene poche calorie: 100 grammi di spigola pescata in mare conta all’incirca 82 chilo-calorie, mentre 100 grammi di spigola allevata artificialmente conta 98 chilo-calorie.

Come tutti gli alimenti, anche il pesce può avere alcune controindicazioni. Ad esempio, se si consuma la pelle aumentano i livelli di colesterolo e grassi saturi: come accade anche nell’uomo, il grasso in eccesso viene posizionato immediatamente sotto il sottile strato di pelle che circonda il pesce, non eliminare questa parte di pesce genera un ovvio aumento della quantità di grassi e di colesterolo.

Nell’acquisto, bisogna che il pesce sia sempre fresco appena pescato e conservato con attenzione nelle grandi vasche piene di ghiaccio. E’ facile riconoscerne la freschezza: se gli occhi sono lucidi e chiari e la pupilla interiore è ben definita allora ci troviamo difronte ad un pesce fresco, se l’occhio risulta pallido e non più trasparente, allora ci troviamo difronte ad un pesce “vecchio” che è meglio non acquistare perché c’è da ricordare che le intossicazioni alimentari e la carica “batterica” di un pesce vecchio può essere molto elevata.

In una dieta sana ed equilibrata il pesce va consumato un paio di volte alla settimana. Oggi conosciamo le proprietà  nutritive di un altro di essi: dunque buon pranzo!!!


* Mens sana…….. anzi sanissima!! *        

Per unire al piacere di star bene con il corpo, anche il benessere della mente.Non dirmi che hai paura

Il libro di cui oggi consiglio la lettura  è “Non dirmi che hai paura”, di Giuseppe Catozzella.
Bellissimo, meraviglioso, toccante racconto della storia di Samia ragazza somala che vive dapprima in ristrettezze ma circondata da amore autentico dei suoi familiari, quell’amore che incita ad andare avanti, a non temere, a inseguire i propri sogni a costo di tutto, anche quando questo sogno  semplice come lo sport e il costo  alto come la privazione della libertà. Arriva, infatti, anche nell’Africa Orientale l’integralismo islamico con le sue repressioni e Samia è costretta ad indossare il burqa e a vedere ridotte tutte le più naturali libertà. Rimane però sempre fedele ai suoi insegnamenti finchè le sarà possibile realizzare il sogno di lasciare la propria terra per raggiungerne una in cui la libertà è reale, e magnifica: l’Europa…….
Più attuale che mai e consigliato anche ai ragazzi. Regalate(ve)lo.

I FINOCCHI

Buongiorno a tutti!
Un’altra verdura preziosa per la nostra salute è il finocchio!Finocchi

Il finocchio (Foeniculum vulgare) è una pianta della famiglia delle Ombrellifere e lo si conosce in due varietà: il finocchio dolce e quello amaro o anche detto “selvatico”.  E’  forse uno degli ortaggi più presenti sulle tavole dell’area del Mediterraneo.

E’ conosciuto e apprezzato principalmente perché aiuta la digestione (sotto forma di tisana fatta con i semi); è vero, infatti, che ha la capacità di evitare la formazione di gas intestinali  (aerofagia) poiche’ contiene anetolo, una sostanza in grado di agire sulle dolorose contrazioni addominali. E poiché combatte i processi fermentativi dell’intestino crasso, è utile per ridurre il dolore del colon irritabile.

E’ quindi altamente indicato nei casi di dispepsie, meteorismo, flatulenza, aerofagia, alitosi.

Questa, però, non è la sua unica proprietà. Scopriamolo meglio.

Noi tutti certo lo conosciamo, ma forse non sappiamo tutte le sue straordinarie proprietà e i benefici che può apportare alla nostra salute. Il finocchio è una fonte eccellente di vitamine (A, B e C) e di tanti sali minerali. Tra questi, il potassio, minerale che aiuta ad abbassare la pressione arteriosa alta, che è considerato fattore di rischio per ictus e infarto. E ancora calcio, fosforo, sodio, ferro, zinco, manganese e selenio, mentre le vitamine sono per lo più la vitamina A, alcune appartenenti al gruppo B e la vitamina C.    E poi ancora il rame, contenuto nei semi, fondamentale per la formazione delle cellule del sangue, il magnesio,  indispensabile per il corretto funzionamento del nostro organismo, la niacina, conosciuta anche come vitamina B3 o PP, utile per alzare il colesterolo buono e abbassare quello cattivo; inoltre la niacina serve al nostro organismo per trasformare i carboidrati in energia.

Il finocchio, soprattutto  i suoi semi, sono una buona fonte di fibra alimentare,  e si rivelano indispensabili per facilitare il transito degli alimenti nell’intestino, permettendo l’eliminazione delle tossine. Una buona scorta di fibre – che ricordiamo è presente solo negli alimenti vegetali mentre non si trovano in quelli di origine animale – è utile nel contrastare il colesterolo e tenere libere le pareti delle arterie, prevenendo così le malattie cardio-vascolari. E dal momento che la fibra rimuove anche le tossine potenzialmente cancerogene del colon, il finocchio può anche essere utile nella prevenzione del cancro al colon. Inoltre, assieme alla fibra, un ruolo importante lo ricoprono i semi di finocchio, cui abbiamo già accennato prima,  che sono ricchi di antiossidanti. Questi possiedono proprietà antinfiammatorie che potrebbero renderli utili nel trattamento di alcune patologie quali l’artrite e il morbo di crohn,e potrebbero contribuire a ridurre il rischio di tumori legati al danno dei radicali liberi nei confronti delle cellule e del Dna. Inoltre il finocchio agisce positivamente sul fegato e sui sistemi di disintossicazione regolarizzando e migliorando la funzione epatica.

Il finocchio è anche suggerito in caso di inappetenza, perché in grado di stimolare l’appetito e la secrezione gastrica attraverso l’azione dei suoi principi aromatici.

Sempre i suoi semi, contengono una quantità di flavonoidi,  potenti antiossidanti che aiutano a prevenire l’invecchiamento perché contrastano i radicali liberi e hanno inoltre la capacità di ridurre lo stress ossidativo dell’apparato cardio-circolatorio e di tutelare il nostro organismo dai danni neurologici.               Ricco com’è di fitoestrogeni e di flavonoidi, sostanze estrogeniche naturali, il finocchio equilibra livelli ormonali femminili e allevia i sintomi della ciclo mestruale  e i disturbi della menopausa.

Oltre alle sue fitonutrienti inusuali, il bulbo di finocchio è un’ottima fonte di vitamina C, antiossidante in grado di neutralizzare i radicali liberi. La vitamina C  è anche necessaria per il corretto funzionamento del sistema immunitario.

A coronamento di quanto detto, non contenendo né amidi, né lipidi, il finocchio apporta anche pochissime calorie:  100 g. di finocchi contengono solo 9 Kcal.! Sono quindi altamente consigliati nei regimi dimagranti.                                                                             Per non parlare del fatto che siano altamente consigliati dieta per le donne che allattano. Si dice che faciliti la produzione di latte; in realtà, invece, il finocchio contribuisce soprattutto a renderne più gradevole il sapore.

Curiosità sul finocchio.                                                                                                                                             Sapete da dove deriva il termine infinocchiare? Il finocchio altera la funzionalità delle papille gustative; quindi, dopo aver mangiato finocchio, tutto sembra più buono e più dolce. Gli osti non troppo onesti erano soliti offrire finocchi agli avventori prima di servire loro pessimo vino, per mitigarne il gusto. Da qui il termine infinocchiare.

Per concludere, il finocchio è altamente versatile, così che in cucina c’è solo l’imbarazzo della scelta su come cucinarlo e impiegarlo. Infatti, a parte tutte le sue straordinarie proprietà terapeutiche e curative, abbiamo tralasciato un punto fondamentale: ovvero, che il finocchio è buono! Possiamo gustare dei deliziosi primi piatti, oppure realizzare contorni con i finocchi, crudi o cotti che siano.

** RICETTE **

Finocchi gratinati in padella

Ingredienti:  

  • finocchi
  • olio di oliva
  • sottilette o altro formaggi di proprio gradimento
  • pangrattato
  • sale
  • pepe
  • prezzemolo

I finocchi gratinati in padella si preparano tagliando a metà questi ultimi e affettandoli sottilmente, quindi sciacquandoli bene sotto l’acqua corrente. In una padella antiaderente si versa un filo d’olio extravergine d’oliva e si sistemano i finocchi all’interno, anche sovrapponendoli tra loro.

Unite un pizzico di sale, uno di pepe e il prezzemolo tritato finemente. Distribuite l’asiago a cubetti e cospargete la superficie con abbondante pangrattato. Unite un bicchiere di acqua calda e cuocete il tutto a fiamma media per 10 minuti.

Non appena i finocchi morbidi, togliete il coperchio dal tegame e proseguite la cottura in modo da far completamente assorbire l’acqua. I finocchi gratinati in padella sono pronti per essere serviti in tavola.

Finocchi al forno

Ingredienti:

  • finocchi
  • burro
  • sale
  • besciamella
  • parmigiano grattugiato

I finocchi al forno sono un delizioso contorno semplice da preparare e ricco di gusto. Per prepararli tagliate i finocchi a spicchi e scottateli leggermente in acqua salata, dopodiché saltateli in padella con del burro.

Cospargeteli con besciamella e parmigiano grattugiato, quindi inserite il tegame in forno in funzione grill per 10 minuti. Sono così gustosi che anche i vostri bambini ne andranno pazzi!

Curiosità e consigli

I finocchi in padella si conservano in frigorifero ben chiusi in un contenitore ermetico per al massimo un paio di giorni.

Possono essere congelati.

Se vi piacciono potrete arricchire la preparazione con dei filetti di acciughe sott’olio.

 

 


Che tu sia un re o un primo ministro, che tu sia un falco predatore o un timido passero, che tu sia libero di amore mistico o un pio eremita, finché non avrai conosciuto te stesso sarai solo un presuntuoso.

(Proverbio cinese)

 

 

 

 

 

LE ARANCE

Buongiorno!
Oggi si aprla di un frutto prezioso: le arance!!

Frutto dell’albero dell’arancio (Citrus aurantium, appartiene alla famiglia delle Rutacee), Arancel’arancia è un agrume originario della Cina portato in Europa dagli Arabi nel X secolo ed oggi coltivato in molte aree del Mediterraneo come la Spagna, la Greci e l’Italia. Solo in Italia viene coltivata la qualità a polpa rossa, esportata in tutta Europa, mentre gli altri paesi produttori di arance mettono in commercio quelle a polpa bionda. Tanti conoscono l’Arancia Rossa di Sicilia IGP (Indicazione Geografica Protetta), disponibile nelle varietà tarocco, sanguinello e moro, ma pochi sanno che le maggiori piantagioni di aranci si trovano in Calabria, dove la produzione è quasi il doppio rispetto a quella siciliana.

Le arance sono un’ottima fonte di vitamine, soprattutto la C (100 gr. di succo di arancia fresca possono coprire anche il 90% della razione giornaliera di vitamina C necessaria ad un adulto) e la A (più precisamente i caroteni, precursori della vitamina A, utili per la vista e la salute della cute, e nella prevenzione di infezioni di varia natura., seguite da buona parte delle vitamine del gruppo B (in particolare Tiamina, Riboflavina e Niacina. Va ricordato che le vitamine del gruppo B stimolano l’appetito, l’accrescimento e la digestione).

L’arancia fornisce inoltre numerose altre sostanze antiossidanti, in particolare i polifenoli quali gli antociani e l’esperidina che ha proprietà antiallergiche, antinfiammatorie, antivirali, antitumorali e potenzia il sistema immunitario dell’organismo.
Se a ciò aggiungiamo l’indiscusso ruolo della vitamina C nel contribuire all’efficienza del sistema immunitario,è presto chiarito perché un adeguato consumo di arance nei mesi invernali può essere un ottimo coadiuvante nella prevenzione degli episodi delle malattie da raffreddamento, che colpiscono tipicamente le prime vie aeree. Le arance sono caratterizzate inoltre da in elevato contenuto in bioflavonoidi (vitamina P), sostanze che, assieme alla vitamina C, ricoprono un importante ruolo nella ricostituzione del collagene del tessuto connettivo (la cui mancanza provoca l’invecchiamento delle cellule e la loro degenerazione).

Per tale ragione le arance possono favorire il rafforzamento di ossa, denti, cartilagini, tendini e legamenti. Anche il connettivo delle pareti dei vasi sanguigni, soprattutto dei capillari, trae beneficio dall’associazione fra i bioflavonoidi e la vitamina C contenuta nelle arance. Ciò si traduce in una riduzione della fragilità capillare e della formazione di edemi.

Il consumo di arance può quindi essere importante per combattere alcune patologie causate da difficoltà circolatorie come la cellulite, le vene varicose e le emorroidi. In particolare l’arancia a polpa rossa è ricca di antocianine, caratterizzate da un potente effetto nei confronti della fragilità capillare ed un elevato valore nel trattamento degli stati infiammatori.

La vitamina C contenuta nelle arance presenta inoltre proprietà antianemiche, in quanto in grado di favorire l’assorbimento del ferro, utile per la formazione dei globuli rossi.
I fumatori sono una categoria di persone che può trarre un particolare beneficio dall’assunzione della vitamina C e degli antiossidanti contenuti nelle arance.
L’agrume è anche particolarmente ricco di terpeni che, assunti regolarmente in una dieta ricca di frutta e verdura, si rivelano efficaci nella prevenzione dei tumori del colon, del retto e della mammella. Tra i terpeni una particolare menzione merita il limonene, contenuto nella buccia delle arance, dei limoni e dei pompelmi che, grazie la sua capacità di contrastare gli effetti degli estrogeni, sembra efficace nel proteggere dal cancro alla mammella.

Ancora l’arancia fornisce zuccheri semplici quali il fruttosio e il glucosio, sali minerali e in particolare potassio, magnesio e fosforo.
Il callo bianco sotto la buccia dell’arancio contiene inoltre una discreta quantità di fibra alimentare solubile, efficace nella regolazione dell’assorbimento degli zuccheri, dei grassi e delle proteine.
È risaputo come la quotidiana assunzione di una sufficiente quantità di fibre alimentari sia funzionale nel prevenire il diabete e l’arteriosclerosi, e favorisca il transito intestinale (possono avere anche un blando effetto lassativo dovuto alla presenza di acido citrico e pertanto possono essere utili in tutti i casi di stitichezza)..

Le arance, in virtù delle sostanze benefiche in esse contenute, sono dunque caratterizzate da innumerevoli proprietà che spaziano da quelle antiossidanti ed antinvecchiamento, a quelle anticancerogene. In virtù delle molteplici proprietà benefiche delle arance, unite alla loro elevata digeribilità e al loro modesto apporto calorico, il loro consumo dovrebbe essere largamente promosso nell’ottica di una sana alimentazione. Possono essere assunte a colazione, negli spuntini, ed anche in associazione a piatti a base di carne (per via del fatto che la vit.C in esse contenuta potenzia l’assorbimento del ferro) e pesce.

Per chi segue un regime alimentare ipocalorico (dimagrante) è consigliabile gustare il frutto intero e non spremuto, perchè fornisce una maggiore quantità di fibra alimentare che aumenta il senso di sazietà.

Come tutta la frutta acidula le arance sono inoltre utili nel favorire i processi digestivi. L’infuso della scorza gode infatti di proprietà aperitive e digestive. Un decotto ottenuto da una o due scorzette di arancia in 100ml di acqua aiuta infatti a combattere la cattiva digestione e diminuisce i dolori di stomaco. Infatti, l’industria farmaceutica utilizza la buccia per la preparazione di vari digestivi e tonici.               La scorza dell’arancia amara, per il suo elevato contenuto di sinefrina,  sostanza ad attività simile all’adrenalina, è inoltre utilizzata nell’industria degli integratori alimentari, nella produzione dei cosiddetti “termogenici”, utilizzati per il dimagrimento.

Dunque, consumatele intere, a spicchi, o sotto forma di spremute, ma fatene il pieno!!

** RICETTE **

Ci sono mille ricette che si possono realizzare con questo meraviglioso frutto.

Io desidero proporvene due molto semplici e alternative.

Arance con yogurt e noci

In questo caso l’arancia è un ingrediente, ma anche il contenitore di questo dolce al cucchiaio. Svuotatela e frullate la polpa privata dei semi e della parte bianca con dello yogurt bianco zuccherato e delle noci pecan tostate in forno. Versate il composto nell’arancia e decorate con altre noci e della cannella.

Arance ripiene di gelato              Arance con gelato

Un dolce facilissimo e molto veloce da preparare. Basta mescolare del gelato alla vaniglia con la polpa di un’arancia e del cointreau. Aggiungete anche della granella di amaretti se desiderate una consistenza croccante. Anche in questo caso utilizzate le arance come contenitori.


Ho commesso il peggior peccato che un uomo possa commettere: non sono stato felice.
Jorge Luis Borges

 

IL POLLO!!

Oggi desidero parlare di un secondo piatto: il pollo!Pollo 2

La sua carne, come quella del tacchino e del coniglio, altre carni bianche – è ricca di proteine nobili (indispensabili all’organismo, per esempio, per rinnovare i tessuti e per la formazione degli ormoni, degli enzimi, degli anticorpi) e di aminoacidi ramificati (utili nel metabolismo dei muscoli e nel promuovere lo smaltimento delle tossine che si formano quando un organismo svolge un intenso lavoro atletico). Ha inoltre un bassissimo quantitativo di grassi e praticamente privo di carboidrati,  il tutto con un apporto calorico abbastanza basso: 100 kcal per 100 grammi di parte edibile.

Per cui il petto di pollo è non a caso un alimento consigliato per chi si deve attenere ad un regime alimentare ipocalorico.  In una dieta varia e bilanciata, rimane così un ottimo alimento da consumare per chi vuole dimagrire, mettere su muscolo e restare in forma.

Si tratta di un tipo di carne con un discreto contenuto di vitamine del gruppo B, niacina in particolare, ovvero vitamina B3. Importanti, però, sono pure le quantità di vitamine B1, B2, B5 e B6, detta anche piridossina e indicata soprattutto, in ambito terapeutico, contro il vomito.

Il petto di pollo contiene inoltre ferro, fosforo (anche se è una carne bianca il quantitativo di ferro è comunque presente), zinco, sodio e piccole quantità di selenio, indispensabile per contrastare l’invecchiamento e utile per l’equilibrio della funzionalità tiroidea.

Praticamente assenti nel petto di pollo, invece, zuccheri e fibre, mentre il colesterolo riveste un ruolo quasi marginale, con i suoi 60 mg ogni 100 grammi, decisamente inferiore rispetto ad altre proteine animali.  Quei pochi grassi presenti sono del tutto favorevoli alla salute: il rapporto tra acidi grassi insaturi (quelli “buoni”) e saturi è di 0,92 nel petto di pollo, molto vicino al valore 1 consigliato.

Mantenendo però la pelle l’aumento di colesterolo totale nel petto di pollo è di circa il 30%. E’ quindi preferibile eliminarla prima della cottura, per conservare la sua funzione dietetica e benefica per il nostro organismo: la differenza sta nell’eliminazione della componente lipidica in essa contenuta. In altre parole, mangiare petto di pollo con pelle comporta un aumento notevole di trigliceridi, cioè di grassi che, se presenti in valori alti nel sangue, rappresentano un rischio per l’insorgenza di malattie cardiovascolari e sovrappeso. Senza pelle, invece, il petto di pollo mantiene la sua proverbiale magrezza.

L’importante è non consumarlo crudo. Il motivo? Semplice: alcuni animali (in particolare suini e appunto uccelli quali pollo, gallina o piccione), sono potenziali portatori di agenti patogeni come parassiti, batteri e virus.

E allora, al vapore o alla griglia, con il contorno che più ci piace, andiamo a manigare!


* Mens sana…….. anzi sanissima!! *        

Per unire al piacere di star bene con il corpo, anche il benessere della mente.

Libro consigliato questa settimana: “I figli dei nazisti” di Tania Crasniaski”.

I figli dei nazisti

Bellissimo saggio che raccoglie otto storie di figli dei nazisti, delle SS artefici della pianificazione e sterminio degli ebrei, e delle loro differenti reazioni dell’eredità lasciata loro dai padri: dai negazionisti a chi ha giustificato il proprio padre, incapace di vedersi strappare la propria fragile identità, a chi ha manifestato la forza di Uomo di rinnegare non solo la propria famiglia (al costo di essere dalla stessa rinnegato), ma anche lo stesso cognome, confermando un’accusa decisa contro il proprio genitore senza l’infantile timore di perdere la propria identità (Mengele). Toccante il fatto che proprio questi ultimi abbiano sottolineato il pericolo ancora esistente di estremismi nazionalisti e di ideologie di violenza da parte delle persone più fragili psicologicamente, frustrate e più deboli, bisognose di aderire a ideologie dure e violente, intransigenti. Attualissimo!!! Davvero bello!!!

 

SPINACI

Buongiorno!

Oggi parliamo di un’altra verdura dalle proprietà nutritive controverse e, comuqnue, pococonosciute: gli spinaci!

Spinaci

Vediamo di fare chiarezza.

Furono gli Arabi che lo introdussero in Europa tra il 1200 ed il 1300: lo spinacio era “il principe degli ortaggi”, poiché mineralizzanti, antianemici e nutrienti, erano l’ingrediente ideale per creare il mito della magica pozione trangugiata da Braccio di Ferro. Vengono coltivati principalmente in Nord Europa.

Nel momento dell’acquisto, la presenza di foglie ingiallite è segno che il prodotto non è freschissimo. Ciò va a detrimento non solo del sapore, ma anche della salute in generale. Dopo qualche tempo infatti, gli spinaci tendono a produrre nitriti, sostanze potenzialmente dannose per il nostro organismo. Si consiglia perciò di tenerli in frigorifero per un massimo di tre giorni, prima di servirli in tavola. Prima di consumarli però è strettamente necessario lavarli accuratamente, per eliminare eventuali batteri o microrganismi depositatisi sulle foglie, ma non lasciandoli a mollo. Questo per non disperdere parte dei sali minerali e delle vitamine.

Gli spinaci sono ricchissimi di ferro e, grazie ai loro 2,9 mg di minerale per 100 grammi di prodotto fresco, ne detengono il primato fra gli ortaggi. Purtroppo, però, pur essendo così abbondante, il 95% del ferro contenuto negli spinaci è inutilizzabile come nutriente, proprio per la presenza dell’acido ossalico, che ne limita l’utilizzo. Facendo un po’ di conti, alla faccia dei vegetariani più accaniti, si scopre che per assimilare l’equivalente in ferro fornito da 100 g di carne, occorre consumare più di un kg di spinaci. Cio’ non toglie che possano essere considerati una sorta di alternativa al consumo di carne, che sappiamo non essere consigliato in modo continuativo.

Ad ogni modo, per ottimizzare l’assimilazione del ferro contenuto, è consigliabile assumerli assieme ad un alimento ricco di acido ascorbico,come i limoni. L’acido ascorbico è infatti in grado aumentare la biodisponibilità del ferro contenuto negli spinaci.

Alla luce di questi dati sembra proprio che i creatori del famoso personaggio animato avessero preso un abbaglio. In realtà non è esattamente così.

Anche se ricchi di acido ossalico, gli spinaci rappresentano una buona fonte di vitamina C, carotenoidi, acido folico (è quindi adatto a tutti ma è particolarmente consigliato per chi soffre di anemia), clorofilla e luteina. L’insieme di questi micronutrienti ne esalta le proprietà antiossidanti, rendendoli un alimento particolarmente utile che hanno una elevata proprietà protettiva nei confronti dell’organismo poiché combattono i radicali liberi, per la salute degli occhi, per chi soffre di aterosclerosi, per le gestanti e per l’azione protettiva nei confronti delle patologie coronariche. Recenti studi inoltre hanno dimostrato che gli antiossidanti contenuti negli spinaci riducono sensibilmente il rischio di cancro ai polmoni.

In misura minore troviamo le vitamine E, K, B1, B2, B6, Pp e poi rame, fosforo, zinco, calcio, potassio: una tale ricchezza in sali minerali dona agli spinaci un potere rimineralizzante, tonificante e cardiotonico ma crea, per via degli ossalati che contengono, una limitazione per le persone che soffrono di calcoli renali, patologie epatiche o gastrite mentre sono invece efficaci per chi ha problemi di stipsi, per via delle fibre contenute.

Un discorso a parte merita il calcio: nonostante gli spinaci ne siano abbastanza ricchi, gli ossalati presenti ne limitano l’assorbimento perché creano essi stessi dei sali particolari chiamati ossalati di calcio, difficilmente assimilabili.

Per evitare di disperdere il loro prezioso carico di micronutrienti nell’acqua di cottura, si consiglia di consumarli crudi o cotti in poca acqua bollente. Qualche goccia di succo di limone aumenterà invece la biodisponibilità del ferro contenuto negli spinaci.

Gli spinaci sono molto consigliati in tutte le diete ipocaloriche per il basso contenuto energetico, solo 31 Kcal ogni 100 grammi di prodotto.


Perché è così che ti frega la vita. Ti piglia quando hai ancora l’anima addormentata e ti semina dentro un’immagine, o un odore,o un suono che poi non te lo togli più. E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quando è troppo tardi.
(Alessandro Baricco)

 

LA CIPOLLA

Buongiorno!!
Oggi si parla di un alimento che utilizziamo moltissimo, immancabile ingrediente di numerose ricette. E facciamo bene perché ha delle proprietà eccezionali: la cipolla!!!Cipolla

La cipolla, Allium cepa,  intesa come alimento, è il bulbo commestibile prodotto dall’omonima pianta erbacea  che appartiene alla famiglia delle Amaryllidacee di cui fanno parte anche aglio, porro, scalogno ed erba cipollina. L’origine è antichissima, i primi resti di cipolle in un insediamento umano risalgono a oltre 5000 anni fa, nell’area del medio oriente. La cipolla era apprezzatissima dagli egiziani: insieme ai ravanelli era fondamento della dieta degli operai che hanno costruito le piramidi, era offerta votiva per le divinità ed era deposta nelle tombe dei Faraoni, Tutankhamon compreso, come indispensabile provvista per il viaggio nel regno dei morti. Si dice che gli anelli concentrici del bulbo fossero per gli egizi un simbolo di vita eterna. Così anche in Grecia era alimento indispensabile nella dieta degli atleti e pare anche tra i gladiatori di Roma.

Portata nelle Americhe da Colombo nel 1493, la sua coltivazione è oggi diffusa in tutto il mondo. I maggiori produttori sono Cina, India, Stati Uniti, Egitto e Iran.

Esistono molte varietà di cipolla che sono ben distinguibili per la diversa colorazione delle foglie esterne, rosse, dorate o bianche, per forma, dimensioni, sapore. Le più apprezzate prendono il nome dalla zona di provenienza e sono riconosciute P.A.T. (Prodotto Agroalimentare Tradizionale) o marchiate I.G.P.

Tra le varietà italiane più celebri e apprezzate  ricordiamo:

  • Cipolla rossa di Tropea, molto dolce;
  • Cipolla rossa di Cannara, in realtà un misto di diverse varietà rosse o gialle, che devono le loro caratteristiche alle particolarità del terreno e delle tecniche di coltura;
  • Cipolla dorata di Parma, ottima per il soffritto;
  • Cipolla bianca di Barletta, precoce, ottima sottaceto;
  • Cipolla bianca di Chioggia, essenziale per la marinatura in saor del pesce;
  • Cipolla ramata di Milano, di forma allungata e colore caratteristico;
  • Cipolla borrettana, utilizzata soprattuttto per la conservazione sottaceto;
  • Cipolla rossa di Acquaviva delle fonti, piatta a polpa bianca;
  • Cipolla rossa di Cavasso Nuovo, con tunica violetta e interno rosato, coltivata in zona collinare.

La cipolla ha un consistente valore nutritivo, grazie alla presenza di sali minerali e vitamine, soprattutto la vitamina C, ma anche  la vit. A, il complesso B, C, E; contiene anche molti fermenti che aiutano la digestione e stimolano il metabolismo; inoltre contiene anche oligoelementi quali zolfo, ferro, potassio, magnesio, fluoro, calcio, manganese e fosforo, e  flavonoidi con azione diuretica (e infatti viene consigliato da chi soffre di trombosi perché, avendo un potere fluidificante, facilita la circolazione del sangue).

Questo ortaggio è anche un ottimo espettorante, specialmente unito al miele.

Un discorso a parte merita l’utilizzo della cipolla per tutti coloro che soffrono di “cattiva digestione”: in questo caso si consiglia di consumare la cipolla cotta che è sicuramente più tollerabile anche se ha minori proprietà nutritive rispetto a quella cruda che può essere assunta facilmente da coloro i quali non hanno particolari problemi di bruciori allo stomaco.

Infine questi “benefici bulbi” fungono anche da ipoglicemizzanti, abbassando il livello di glucosio nel sangue e permettendo di ridurre le dosi di insulina a chi ne ha bisogno.

I cipollotti hanno caratteristiche simili, ma poiché assieme al bulbo vengono consumate anche le foglie verdi hanno un contenuto più elevato di vitamina A e vitamina C e un contenuto elevatissimo di vitamina K, pari al 250 % della dose quotidiana.

Rispetto ad altre verdure, non brilla per l’elevato contenuto in fibra totale, ma contiene molta acqua ed è assente il colesterolo.

Non contiene glutine e lattosio, ed è ammessa dalle filosofie vegetariana e vegana.
La porzione media di cipolla può raggiungere anche i 200 g (80 kcal).

Ma questa pianta ha anche numerosissimi impieghi terapeutici per uso esterno: in dermatologia, può essere utilizzata come antibiotico, antibatterico, semplicemente applicando il succo sulla parte da disinfettare.

Unica controindicazione:  in caso di ipersensibilità e/o patologie gastro intestinali come: acidità di stomaco, gastrite, ulcera, colon irritabile, emorroidi e ragadi anali.

In molti evitano di consumare cipolle per via dell’alitosi, privandosi così degli importanti benefici che potrebbero trarre da questo alimento.  Basterebbe invece seguire qualche piccolo accorgimento: masticare qualche foglia di prezzemolo o, in alternativa, spruzzare verso il cavo orale uno spray di olio di semi di prezzemolo.

Curiosità: tagliare le cipolle spesso è un dramma per via della lacrimazione che provoca. Perché? Nella cipolla sono presenti i solfuri organici, molecole che contengono atomi di zolfo. Quando si taglia la cipolla questi solfuri si combinano con un’altra sostanza e si trasformano in acidi, soprattutto solforico e solforoso. Trattandosi di sostanze corrosive, l’occhio cerca di liberarsene attraverso l’attivazione delle ghiandole lacrimali. Un modo per ovviare esiste: bagnate la lama del coltello, l’acqua scioglierà i vapori nocivi.

 


Tutti sentono quello che dici.
Gli amici ascoltano quello che dici.
I veri amici ascoltano quello che tu NON dici.
(D.M. Band)

 

IL CARCIOFO

Buon giorno e Buon inizio del mese di Dicembre!!!!

Desidero cominciare questo nuovo mese con un cibo amatissimo: il carciofo!Carciofo

I carciofi sono un ortaggio della famiglia delle composite di cui si mangiano i fiori immaturi e parte del gambo. La testa del carciofo è quindi il fiore della pianta, prima della sua maturazione, e quelle che comunemente chiamiamo “foglie” si chiamano in realtà “brattee”. Le vere foglie del carciofo sono quelle attaccate al gambo, che però vengono solitamente eliminate prima della vendita.

Il carciofo che siamo abituati a consumare sulle nostre tavole deriva per selezione orticola dal cardo selvatico, dotato di una enorme quantità di spine; sono stati gli orticoltori italiani del XV secolo, in Toscana, ad aver selezionato quegli esemplari che progressivamente

persero le spine ed ingrossarono le brattee dell’infiorescenza, fino ad assumere l’aspetto carnoso che oggi conosciamo, soprattutto per gli usi gastronomici.

I carciofi si possono consumare sia crudi, sia cotti. Per la preparazione a crudo, è necessario però che la varietà sia particolarmente giovane e tenera. Esistono molteplici varietà, le più note sono:

  • violetto di Toscana: non spinoso, di colore viola e forma affusolata;
  • di Chioggia: non spinoso, di colore chiaro;
  • mammola (o romanesco): non spinoso, dalla forma tonda;
  • spinoso di Palermo: di forma rotonda, molto tenero, ideale anche per la consumazione a crudo;
  • spinoso sardo: di forma allungata, con robuste spine;
  • spinoso di Liguria: di forma ovale.

Il periodo di produzione va da Dicembre a Marzo, ma verso maggio fanno la loro comparsa i carciofini, che sono gli ultimi carciofi lasciati in abbandono sui campi. Sono molto teneri e si prestano ad essere mangiati, crudi o cotti, oppure per la conservazione in olio o aceto.

Il carciofo deve avere forma compatta, con le punte ben chiuse, essere pesante. Il gambo deve essere sodo al tatto e senza tumefazioni.
Una volta aperto, se il fieno all’interno è abbondante, vuol dire che l’ortaggio è poco fresco. Un segreto per riconoscerne la freschezza? Afferrarli con indice e pollice, premendo: se i carciofi oppongono resistenza e non si appiattiscono, la freschezza è garantita.

Conservare i carciofi in frigorifero nello scomparto della frutta e verdura. È un ortaggio resistente che si mantiene anche 6-7 giorni. Cotti si mantengono per 2 giorni, in frigorifero, accuratamente coperti.

Se si devono preparare interi è sufficiente togliere le foglie (brattee) più esterne e una parte o tutto il gambo.

Se la ricetta prevede l’utilizzo dei soli cuori interi, tagliati a metà, a spicchietti o affettati è necessario togliere tutte le foglie esterne, fino a trovare quelle chiare e tenere. Se si decide di utilizzare il gambo, spellarlo con un pelapatate per rimuovere la parte più esterna, dura e fibrosa. I gambi sono ottimi interi o affettati.

In ogni caso, mettere tutte le parti del carciofo che si desiderano utilizzare in acqua acidulata con limone in attesa dell’utilizzo per evitare che anneriscano per effetto dell’ossidazione.

Per conservarli in frigo, togliere le foglie esterne più dure e il gambo, lavarli, asciugarli bene e metterli in un sacchetto di plastica: consumarli entro 5-6 giorni. Per il congelamento, pulirli e sbollentarli in acqua acidulata con succo di limone, lasciarli raffreddare e sistemarli in contenitori rigidi.

Veniamo alle loro preziose proprietà: i carciofi sono ricchi di fibre e potassio, contengono anche fosforo, calcio e magnesio ferro, sodio, potassio, sali di ferro (hanno dunque un certo ruolo nel combattere lo stress quotidiano), mentre ha uno scarso contenuto vitaminico.

Inoltre, contengono cinarina, una sostanza che è in grado di aiutare la digestione stimolando la bile (se la bile non viene non viene trasportata efficacemente nella colecisti, il fegato può subire danni) e favoriscono la diuresi renale e regolarizzano le funzioni intestinali.

Tali ortaggi sono dunque  particolarmente utili nei disturbi di origine epatica e renale prevenendo la formazione dei calcoli.

Hanno proprietà depurative e diuretiche, proteggono il fegato ed aiutano ad abbassare il livello del colesterolo nocivo e di trigliceridi. Particolarmente utili, in tal senso, sono le foglie che, ahimè, spesso vengono eliminate.

Sono inoltre molto salutari anche per i diabetici, perché l’inulina in essi contenuta (solo finchè sono freschi, altrimenti essa subisce una trasformazione, perdendo i suoi effetti benefici) migliora efficacemente il controllo dello zucchero ematico.

 Il tutto, con un apporto calorico bassissimo: 22 Kcal per 100 g di prodotto.

Inoltre sono estremamente digeribili sia cotti che crudi.

Persino il loro succo è prezioso: svolge un’azione vivificante e tonificante per la pelle devitalizzata e foruncolosa.

Unica piccola controindicazione: sebbene le sostanze contenute nei carciofi siano prive di tossicità, le donne che stanno allattando devono astenersene poiché possono influire negativamente sul sapore del latte materno.

Una curiosità: il carciofo una volta cotto, si altera rapidamente, sviluppando tossine; pertanto deve essere consumato subito. È bene inoltre sapere che è tanto più digeribile quanto meno a lungo è stato cotto.


* Mens sana…….. anzi sanissima!! *  

Per unire al piacere di star bene con il corpo, anche il benessere della mente.

Il libro che desidero consigliare questa settimana è “Il dono del silenzio” di Thich Nhat Hanh.                                                                                                                                                                                             Il dono del silenzio
Bellissimo piccolo saggio di un autore vietnamita (ben noto agli esperti di settore), leader mondiale di spiritualità, sulla meditazione basata sul silenzio e sull’ascolto di sè, del proprio respiro, e non solo materialmente parlando, come distacco dal mondo e presa di coscienza di ciò che siamo e del miracolo che, istante dopo istante, avviene in noi: la vita, l’essere. E di cui dobbiamo avere – e mantenere – consapevolezza.
Perchè questo è il vero miracolo.
Splendido.

IL POLPO

Buongiorno!!!

Oggi, ancora un pesce: il polpo, il cui nome scientifico è Octopus vulgaris, è un cefalopode della famiglia Octopodidae. Nel linguaggio comune non è raro che venga chiamato anche polipo: tuttavia, come ha chiarito la stessa Accademia della Crusca, si tratta di un errore. È polpopresente in tutti i mari del mondo, ma predilige acque calde temperate. E’ diffuso anche nei mari italiani, specialmente nei bassi fondali non oltre i 200 metri di profondità. La pesca del polpo è concentrata in alcuni periodi dell’anno: nel corso della stagione invernale, tra settembre e dicembre e in tarda primavera-estate, ossia tra l’inizio di giugno fino a tutto luglio.

Ma quali proprietà e i valori nutrizionali contiene?

Il polpo apporta proteine ad alto valore biologico, ma in minor quantità rispetto ad altri pesci.
E’, invece, una fonte importante di vitamine (la vitamina A aiuta la salute della vista, lo sviluppo delle ossa e la crescita dei denti, la B12 è essenziale nella produzione dei globuli rossi e nella formazione del midollo osseo, la vitamina C infine ha proprietà antiossidanti e potenzia le difese immunitarie) e sali minerali (il fosforo e il calcio,  importanti per la salute delle ossa e dei denti; il potassio aiuta a mantenere la pressione nella norma e può ridurre il rischio di calcoli renali ricorrenti e la perdita di tessuto osseo durante l’invecchiamento. Il selenio è fondamentale per l’organismo in quanto antiossidante cellulare). Purtroppo la bollitura incide negativamente sulla concentrazione di questi minerali. Questi ultimi, infatti, si sciolgono nell’acqua durante la lessatura.

Ancora, la bassa percentuale di grassi rende il polpo ideale in una dieta ipocalorica. Il polpo è uno dei molluschi più prelibati e apprezzati in tavola. Le sue carni sono ideali per la dieta mediterranea perché povere di grassi.

Il polpo è un alimento poco calorico: una porzione da 100 g apporta solo 57 kcal. Questo lo rende un alimento adatto anche a chi sta seguendo un regime dietetico ipocalorico.

Nonostante la minima quantità di grasso contenuta nelle sue carni il polpo è anche una fonte di colesterolo: una porzione da 100 g ne contiene circa 70 mg, comunque solo il 23% della massima quantità giornaliera raccomandata.

Curiosità: il polpo è anche considerato uno degli animali più intelligenti tra gli invertebrati, caratteristica osservata in moltissimi studi scientifici che hanno dimostrato sia la capacità di emulare i movimenti altrui, sia quella di apprendere rapidamente le informazioni, nonché di utilizzare volontariamente e consciamente degli strumenti od oggetti. Il polpo possiede 3 cuori e ha la capacità di cambiare colore molto velocemente, con una grandissima precisione.

Dunque, sia fresco, decongelato o surgelato, come ormai si trova spesso in commercio, consumiamolo!!


“La felicità è desiderare quello che si ha”.
Sant’Agostino

 

LE BIETOLE

Salve a tutti!

Ancora una verdura preziosa per la nostra salute, da portare assolutamente a tavola: la bietola!

La bietola appartiene alla famiglia delle Chenopodiacea, la stessa famiglia degli spinaci, BIETOLEdelle barbabietole e delle rape rosse.

Già i Babilonesi ne apprezzavano le caratteristiche, così come gli Etruschi e  i Romani dopo di loro.

In Italia le tipologie di bietola più consumate sono la Bietola a Costa Bianca e la Bietola erbetta da taglio.

La bietola è probabilmente una delle verdure più apprezzate e consumate in tutto il mondo che, grazie al sapore delicato e all’elevata digeribilità, è molto adatta anche nell’alimentazione dei più piccoli.

La bietola  rientra a tutti gli effetti tra le verdure che la natura ci offre per proteggere la nostra salute; e andiamo a vedere subito il perché.

Cominciamo dall’alto contenuto di Potassio  e il basso contenuto di Sodio, che la rendono una verdura idonea anche a chi soffre di pressione alta.

E’ ormai dimostrato l’effetto antidiabetico, antinfiammatorio, antiossidante e antitumorale di queste verdure.

Le proprietà antidiabetiche delle bietole sono da attribuire a tre sostanze in particolare: saponine, quercitina e flavonoidi (antiossidanti) che, agendo insieme alle fibre presenti, sono in grado di ridurre del 40% i valori glicemici. Perciò, un ampio consumo di queste verdure è assolutamente consigliabile per chi ha la necessità di regolare i livelli di glucosio nel sangue.

Le bietole, però, svolgono anche un’attività antinfiammatoria grazie all’attività dei composti fenolici.

I composti fenolici e flavonoidi sopracitati sono alcuni degli antiossidanti presenti in queste verdure che, oltre a svolgere un’attività antinfiammatoria, proteggono dallo stress ossidativo e dai radicali liberi.

In base a studi condotti di recente, l’apigenina, una tipologia di flavonoidi contenuti nella bietola, ha dimostrato di avere un effetto antitumorale nei confronti del tumore al colon.

Questa verdura è un ortaggio dalle proprietà depurative, disintossicanti e antiossidanti. Ciò  grazie alla presenza di numerose vitamine, tra cui B2, B3 (Niacina),  B9, anche conosciuta come Acido Folico. (In gravidanza, dunque, le bietole garantiscono l’apporto di sostanze importanti per mamma e bambino. Non ripeteremo mai abbastanza quanto sia importante l’assunzione di tale minerale durante la gravidanza, perché aiuta a prevenire i difetti del tubo neurale del feto e favorisce quindi un corretto sviluppo del sistema nervoso nel nascituro). Tra l’altro, l’acido folico contribuisce ad aumentare la capacità di assunzione del ferro, anche esso presente nelle bietole  e in esse particolarmente biodisponibile, ed il suo assorbimento è facilitato dal buon contenuto di vitamina C di questo ortaggio , quindi assumerlo è doppiamente importante per la futura mamma.

Ancora, le bietole sono ricche di vitamina K e di provitamina A (β-carotene): nell’insieme svolgono un importante ruolo di protezione dagli effetti nocivi dei radicali liberi.  Importante è anche la presenza di sostanze vegetali come la luteina, la clorofilla e altri vari carotenoidi. La luteina è un carotenoide molto diffuso in natura, responsabile della colorazione giallo-arancio. Studi condotti su questa sostanza hanno messo in luce le sue proprietà protettive contro la formazione di accumuli di colesterolo plasmatico e contro l’insorgenza di degenerazioni maculari a carico della retina, oltre che di altre forme degenerative più gravi.

Anche la clorofilla presente nelle foglie verdi delle bietole, durante la digestione, viene trasformata in sostanze antiossidanti che svolgono un’importante funzione protettiva contro malattie cronico-degenerative, tra cui quelle neoplastiche.

La pluralità di minerali a rende conferisce a tale verdura proprietà remineralizzanti (utili anche per chi pratica attività sportive)

Queste caratteristiche, unite al basso potere calorico (17 Kcal/100g) e ad un alto valore nutrizionale, la rendono molto indicata nelle diete. Anche perché sono ricche di fibre che, oltre a dare un senso di sazietà, permettono un regolare transito del cibo ed un corretto funzionamento dell’intestino, risultando leggermente lassative. Le fibre sono anche in grado di controllare l’assorbimento degli zuccheri e l’assimilazione dei grassi, per questo sono consigliate non solo a chi segue una dieta dimagrante, ma anche a chi deve tenere sotto controllo il diabete.


“I tre grandi elementi essenziali alla felicità  in questa vita sono qualcosa da fare, qualcosa da amare, e qualcosa da sperare”
Joseph Addison

 

 

 

CIME DI RAPA

Salve  belli!
Desidero cominciare la settimana con un cibo che personalmente adoro, una verdura Cime di rapabuonissima e preziosa: le cime di rapa!

Le cime di rapa sono le infiorescenze della Brassica rapa,  come i cavoli e i cavolfiori, da cui derivano le loro proprietà benefiche.

E’ un ortaggio tipicamente italiano che viene coltivato soprattutto in Puglia, Lazio e Campania (dove prendono il nome di “friarelli”). Mentre al Nord vengono prodotte nel periodo estivo, al Sud invece sono disponibili ininterrottamente da novembre ad aprile: sono ortaggi che amano il freddo, dunque l’inverno è la stagione in cui le cime di rapa sono più buone. Costano tra l’euro al chilo e i due euro – e il prezzo contenuto è sicuramente un aspetto positivo – a seconda delle zone e della qualità, ma bisogna avere l‘accortezza di sceglierle con molti fiori e senza foglie gialle.

Il piatto regionale più famoso da preparare con questo ingrediente sono le orecchiette con le cime di rapa, con diventano in realtà protagoniste di numerose ricette sia di primi che di secondi piatti.

Come molti dei piatti poveri della cucina popolare, le cime di rapa in realtà sono ricche di nutrienti: contengono moltissimo calcio (97 mg), vitamina C (110 mg., il doppio delle arance bionde! Ricordiamo sempre che questa vitamina è molto importante in autunno e in inverno per prevenire influenza e malanni di stagione), vitamina A (225 mcg), vitamina B2 (0,16 mg), fosforo (69 mg), ferro (Per assimilarlo meglio consigliamo di condirle con il succo di limone),  e una quantità considerevole di proteine (2,9 g), il che conferma, ancora una volta, l’attendibilità delle intuizioni dei nostri nonni che le utilizzavano, in passato, come sostituto della carne. Sono ricchissime di antianemica clorofilla, per cui disintossicano l’organismo. L’abbondanza di minerali ci fa consigliare tale verdura in caso di astenia, affaticamento, carenze di minerali e vitamine, bisogno di recuperare le energie.

Il consumo di cime di rapa è consigliato a  tutti ed in particolare alle donne in età fertile e in gravidanza perché i folati che contiene sono fondamentali per il corretto sviluppo del nascituro e per prevenire la spina bifida nel bambino.

E’ molto apprezzata anche grazie al suo basso valore calorico, che è di 22 kcal su 100 g., motivo per cui sono da prediligere in diete dimagranti.

Le cime di rapa, però, si conservano pochissimo e vanno consumate subito, perché anche se conservate in frigorifero hanno comunque durata brevissima. Per mantenerne intatto il colore verde intenso senza perdere preziosi nutrienti, è meglio lessarle in abbondante acqua, scolarle e passarle sotto un getto d’acqua fredda.

L’unico dubbio riguarda il loro contenuto di purine che potrebbe rendere il consumo di cime di rapa inadatto a chi soffre di calcoli renali e di gotta. Per maggiori informazioni da questo punto di vista consultate sempre il vostro medico di fiducia.

In quanto alla preparazione, c’è solo da scegliere: semplicemente lessate per lasciarne intatto per il sapore amarognolo,  “addolcite” raffreddandole, dopo la lessatura, scolandole e passandole sotto un getto di acqua fredda per poi condirle con olio e limone, o ancora saltate in padella con aggiunta di patate, ricotta o quel che più ci aggrada. L’importante è portarle in tavola e gustarle!


“Proprio la cosa più piccola, più sommessa, più lieve, il fruscio di una lucertola, un soffio, un guizzo,  uno sbatter di occhi.  Di poco è fatta la miglior felicità”
Friedrich Nietzsche

 

CALAMARI

Buona domenica!
Oggi un altro suggerimento su cosa portare sulle nostre tavole:  i calamari.Calamari

Il calamaro, Loligo vulgaris, è un mollusco appartenente alla famiglia dei cefalopodi, ha una colorazione rossastra con puntinatura sul dorso e può raggiungere una lunghezza di 30/50 cm. Il calamaro mediterraneo si differenzia dalle altre specie di calamari per le pinne laterali che sono lunghe quasi quanto tutto il corpo del mollusco.

L’origine del suo nome risale al termine kalamos, l’astuccio ed il vasetto di inchiostro in cui un tempo si intingeva il pennino per scrivere. E del resto la similitudine con il calamaio sembra piuttosto azzeccata considerando sia la forma del calamaro sia il liquido di colore nero che secerne e che utilizza per difendersi quando si sente in pericolo.

Da un punto di vista nutrizionale, il calamaro si distingue per il suo alto contenuto di proteine di buona qualità, fornendo così la maggior parte degli amminoacidi essenziali. Inoltre, è a basso contenuto di grassi e calorie ( solo 70 chilocalorie per 100 gr., il che li rende ideali per chi segue un regime alimentare ipocalorico). Sono invece ricchi di omega 3 (un tipo di grassi essenziali per la salute del nostro sistema cardio-circolatorio).

Oltre alla ricchezza di proteine, va evidenziato l’elevato contenuto di sali minerali (sodio, potassio, calcio, fosforo, magnesio) e di vitamine che fanno dei calamari uno straordinario alleato per la nostra salute. Ricordiamo, infatti, che Il potassio e il magnesio contribuiscono a migliorare l’equilibrio del sistema nervoso producendo un’azione distensiva sulla mente e un rilassamento generalizzato per tutti i muscoli, mentre la vitamina B3 contribuisce alla salute del sistema nervoso e alla corretta funzionalità psichica della mente. Per questo motivo, i nutrizionisti consigliano un consumo regolare di calamari per gli studenti ed in generale per gli adolescenti che si trovano nel pieno della loro fase di crescita. Per gli stessi motivi, è  indicato  anche nelle diete dimagranti ( a meno che non vengano preparati fritti o pastellati).

Anche L’elevata digeribilità delle loro carni li rende ideali anche nelle diete iperproteiche, in particolare per gli atleti che possono trarre un’importante fonte di proteine dal loro consumo senza sentirsi appesantiti.

Unico neo: il loro contenuto di colesterolo è piuttosto alto, quindi si consiglia di consumarlo con moderazione, ad esempio uno o due porzioni a settimana.

Come si riconoscono i calamari freschi?

I calamari  già dopo un giorno e mezzo dalla pesca non possono essere più considerati freschi e non andrebbero, quindi, acquistati.

Per riconoscerne la freschezza, basterà osservare alcuni piccoli dettagli. In primo luogo il colore: il calamaro fresco ha un colore intenso e la parte bianca molto lucida e brillante. Evitate di acquistare calamari che presentino un colore tendente al giallo. Anche l’olfatto e il tatto ci vengono in aiuto per determinare la freschezza del calamaro: un calamaro buono e fresco emana il profumo di salsedine e alghe e presenta, al tatto, una muscolatura molto compatta.

Curiosità.

I calamari vengono spesso confusi, specie dai non esperti, con i totani e le seppie. Come fare a distinguerli? Tutti e tre sono dotati di dieci tentacoli La pinna del calamaro ha una forma romboidale, mentre quella del totano è di forma più piccola e triangolare. La seppia invece presenta il famoso osso di seppia, la parte semirigida che contiene al proprio interno i gas che le permettono di galleggiare.


* Mens sana…….. anzi sanissima!! *  

Per unire al piacere di star bene con il corpo, anche il benessere della mente.

Il libro che desidero consigliare oggi è “L’arminuta” di Donatella Di Pietrantonio.L'arminuta
Bellissimo, splendido romanzo! Uno di quelli che ti strappa il cuore, e lo rimette a posto un po’ dolorante ma sicuramente più splendente.
La storia dolorosissima di una bimba “data e restituita”, passata da una famiglia ad un’altrta, asenza un apparente perchè, con tutto il carico di dolore, con il suo vissuto scandito giorno dopo giorno, ora dopo ora, con un linguaggio essenziale ma splendidamente intimo, accuratissimo, da bisturi dell’animo umano. Un bisturi che taglia anche dentro di noi e riporta a galla dolori e passaggi che, se abbiamo scordato, non ci farà male rispolverare. Da regalare e regalarsi!

 

I BROCCOLI

Buongiorno buongiorno!

Oggi desiro parlare di un’altra verdura che dovremmo portare a tavola in questo periodo, perché tipica della stagione invernale: i broccoli.Broccolo

Sia i cavoli che i broccoli erano ben noti fin dai tempi antichi; il cavolo in particolare, era sacro per i Greci ed i Romani che ne facevano uso per curare diverse malattie e addirittura lo consumavano crudo prima dei banchetti per consentire all’organismo di assorbire meglio l’alcool.

Coltivati per lo più in Europa, appartengono alla famiglia delle crocifere.  Ne esistono diverse varietà ma le più note sono due: il cavolo broccolo; il cavolo broccolo ramoso che è simile al cavolfiore e presenta la cima di un colore verde azzurro e i germogli laterali morbidi, di un colore verde scuro, chiamati broccoletti.

Le infiorescenze dei broccoli devono essere compatte, sode, di colore vivo e intenso, senza presentare ammaccature o parti ingiallite. Le foglie devono essere consistenti e fragili al tatto, carnose e rompersi con suono secco. I broccoli vanno conservati in frigorifero e si mantengono per 4 o 5 giorni nello scomparto della frutta e verdura.

I broccoli rappresentano un alimento molto amato perché, oltre al gradevole e gustoso sapore, il broccolo ha pochissime calorie (27 per 100 gr.) e viene quindi spesso consumato nelle diete ipocaloriche e in quelle delle persone colpite dal diabete.

Sono ortaggi ricchi di vitamina C (ne bastano 100 grammi per fare un pieno, pari al 150% della quantità necessaria al nostro organismo), B1 e B2, sali minerali (calcio, ferro, fosforo, potassio); tali vitamine e minerali li rendono molto efficaci nelle situazioni di estremo affaticamento e di carenze vitaminiche e utili nelle situazioni di estremo nervosismo ed eccessiva irritabilità.

Ancora contengono  tiossazolidoni, sostanze che si sono dimostrate particolarmente efficaci nella cura della tiroide. Inoltre contengono sulforafano, una sostanza che previene la crescita di cellule cancerogene. Il sulforafano, insieme agli isotiocianati, esplica azione protettiva soprattutto contro i tumori intestinali, polmonari e del seno. Hanno anche un potere antianemico, emolliente, diuretico e depurativo (combattono la ritenzione idrica e aiutano l’organismo a disintossicarsi), vermifugo.

Poiché sono ricchi di fibre, sono indicati nei casi di stitichezza cronica. Inoltre, gli specialisti consigliano il loro consumo per l’alto potere antiossidante in essi contenuto che aiuta a rafforzare le difese immunitarie e spesso viene suggerito per combattere l’Helicobacter pylori, un batterio molto resistente che colonizza la mucosa gastrica generando fastidiose gastriti ed ulcere.

Ancora, una ricerca condotta dalla Johns Hopkins Medical School e pubblicata sulla rivista American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine sostiene che i broccoli sarebbero un eccellente rimedio contro le affezioni polmonari, asma e problemi respiratori in genere.

Vengono considerati, inoltre, ottimi alimenti per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Lo so, siete abituati a buttare le foglie. Ma è un errore, perché le foglie di broccolo sono ricche di vitamina A e C. Così anche buttare l’acqua di cottura è un vero sacrilegio: ricca di nutrienti e vitamine, chiusa in un barattolo e riposta per qualche giorno in frigorifero, può essere ben riutilizzatela come brodo vegetale per risotti, per minestroni e zuppe o, nella peggiore delle ipotesi, come fertilizzante per le piante.

Curiosità
Forse l’unico elemento negativo insito in questi ortaggi è lo sgradevole odore emanato durante la cottura: ciò e dovuto allo zolfo in essi contenuto in discreta quantità. Come evitare l’odore cattivo? Semplicemente spremendo un limone nell’acqua di cottura. Sicuramente la cottura a vapore è quella che meglio di altre è in grado di esaltare il sapore dei broccoli e preservare inalterate tutte le proprietà salutari e nutritive.


“Nella vita è importante avere un amico che sia, a un tempo, specchio e ombra. Lo specchio non mente e l’ombra non si allontana”.
(Fabrizio Caramagna)

 

 

 

PREZZEMOLO

BUONGIORNO!

Oggi non di un frutto parleremo, ma di un’erba molto utilizzata in cucina: il prezzemolo!

Ne parleremo perché, oltre ad essere uno degli aromi più ampiamente utilizzato nella nostra cucina, ha delle immense proprietà nutritive, spesso sconosciute.prezzemolo

Il prezzemolo, appartiene alla famiglia delle Ombrelliferae ed è una pianta coltivata in quasi tutti gli orti, utilizzata in cucina come erba aromatica di cui si consumano le foglie. Ha un aroma molto particolare e si presta ad un utilizzo estremamente vario.

Esistono due varietà di prezzemolo:

  • prezzemolo a foglia riccia, coltivato nei paesi anglosassoni (Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti);
  • prezzemolo a foglia liscia, o comune,  usato in Italia e nei paesi mediterranei.

Anche se il suo effetto immediato e più apprezzabile è quello olfattivo, sono numerose le proprietà nutrizionali contenute all’interno di questa pianta.

Il prezzemolo Particolarmente ricco di vitamina C,  anzi è il vegetale alimentare più ricco di vitamina C: con 20 grammi di prezzemolo si forniscono all’organismo i 3/4 di vitamina C necessaria e 4 volte più vitamina A di quanta ne occorre giornalmente. E conosciamo bene il potere antiossidante della Vit. C! Contiene, inoltre, fra l’altro vitamina B, K (fondamentale nel mantenere i livelli di alcuni fattori della coagulazione), carotenoidi, acido folico, e minerali quali calcio, fosforo, magnesio, ferro, sodio, potassio, rame, manganese.

Per la quantità di minerali posseduti, esso è remineralizzante, antiscorbutico, regolatore del ciclo mestruale (se ben dosato), depurativo (elimina piccoli calcoli renali), stimolante, diuretico (quindi indicato nella gotta, nel reumatismo, negli edemi, nelle ritenzioni urinarie), stomatico  e anti-alitosi (ossia capace di curare le malattie della mucosa orale e, se masticato, combatte l’alito cattivo), e carminativo (aiuta ad espellere i gas intestinali). Il suo consumo è consigliabile come coadiuvante in stati anemici (per via del ferro e dell’acido folico), astenici, e reumatici, antiinfiammatorie (Vit. C).

In quanto al valore calorico, le foglie contengono 20 Kcal per 100 g di prodotto.

Anche per applicazioni esterne ha grande utilità: va bene contro le punture d’insetto, per dare sollievo alle contusioni e al mal di denti; può diventare galattofugo (frena o arresta la portata lattea) ed è indicato contro le contusioni e punture di insetti.

Preferibilmente è da usare a crudo; però può essere essiccato e congelato, ma perde gran parte della sua fragranza e delle sue proprità nutritive.

Curiosità.

E’ facile conservare il prezzemolo reciso: in frigorifero nello scomparto della frutta e verdura. È un ortaggio delicato che si mantiene 1-2 giorni circa. Se i gambi lo permettono, metterli a bagno in un vaso da fiori, dove si manterrà fresco più a lungo.

Ideale la coltivazione della pianta, facile da mantenere sul terrazzo o sul davanzale della finestra, da tagliare all’occorrenza.

E’ importante ricordare che, nonostante tutte queste benefiche proprietà, il prezzemolo dovrebbe essere utilizzato con moderazione nelle donne incinta, in quanto alcuni degli oli essenziali in esso contenuti sono in grado di stimolare le contrazioni uterine e talvolta provocare episodi di aborto, effetti che comunque si manifestano a dosaggi di gran lunga superiori a quelli comunemente utilizzati in cucina.


“Non devi mangiare di meno, devi solo mangiare bene”
(Anonimo)

I CACHI

Buongiorno buongiorno!!

Oggi andiamo a conoscere un altro frutto di stagione tanto amato quanto prezioso: I cachi.Cachi 2

Il cachi, o kaki, in italiano ha anche un altro nome, un po’ meno noto: diòspiro o diòspero. Forse non lo sapevate, ma il cachi è uno degli alberi da frutto coltivati più anticamente dall’uomo.

La sua terra d’origine è la Cina centro-meridionale. I cinesi hanno chiamato il cachi L’Albero delle sette virtù (mentre il frutto è conosciuto come Loto) perché fa molta ombra, è una fonte di buona legna da ardere, il suo fogliame concima in abbondanza il terreno, non viene attaccato dai parassiti, le sue foglie hanno fantastici colori decorativi, è molto longevo e offre agli uccelli ampio spazio sui rami per nidificare.

I cachi sono frutti piuttosto calorici ed energetici: 100 grammi di cachi apportano circa 65 calorie. Sono composti essenzialmente da acqua e zuccheri, a cui si aggiungono piccole quantità di proteine e di grassi. È il loro contenuto di zuccheri naturali a dare una sferzata di energia al nostro corpo quando ha bisogno di ricaricarsi.

La loro ricchezza d’acqua li rende un frutto utile a reidratare l’organismo e nello stesso tempo a stimolare la diuresi. Una caratteristica molto utile per chi desidera scegliere un’alimentazione ricca di cibi che lo aiutino a depurarsi. Oltre che diuretiche, possiedono anche proprietà lassative, in quanto  sono frutti ricchi di fibre che contribuiscono a migliorare la regolarità intestinale; ciò a patto, però, che lo si mangi quando è maturo. Le fibre sono utili anche per aiutare il nostro organismo a liberarsi dalle tossine.

Fonte di vitamine. I cachi sono una fonte di vitamine, con particolare riferimento alla vitamina C, che contribuisce a rafforzare il nostro organismo e il sistema immunitario per affrontare e prevenire i tipici malanni di stagione.

Non dimentichiamo che i cachi sono anche un frutto ricco di antiossidanti (che, lo ricordiamo, sono in grado di svolgere un’azione preventiva nei confronti dei tumori). Infatti contengono vitamina A, betacarotene, licopene, luteina e zeaxantina, un insieme di sostanze molto importanti per proteggere la pelle, la vista e tutto l’organismo (depurando anche il fegato) dall’azione dei radicali liberi e dall’invecchiamento precoce.

Per via dei minerali di cui sopra,  sono un frutto utile per provare a contrastare la tipica stanchezza autunnale dato che ci aiutano a ritrovare energia in modo naturale. Il momento ideale per consumare i cachi è la colazione, sia per iniziare la giornata con più sprint che per riavviare fin da subito le funzionalità intestinali.

Avvertenze

Di solito il consumo dei cachi viene sconsigliato ai diabetici, a chi è a dieta o in sovrappeso, perché questi frutti sono un po’ più calorici e ricchi di zuccheri di altri. I cachi in generale – soprattutto per chi non ha particolari problemi di salute – si possono consumare senza problemi all’interno di una dieta ricca di alimenti naturali e sono di certo più salutari e anche meno calorici rispetto alle merendine o ad altri snack confezionati che alcune persone sono solite scegliere come spezzafame rispetto alla frutta.  Per gli stessi motivi, sono raccomandati soprattutto in caso di inappetenza  e per chi pratica sport regolarmente.

In ogni caso, chi ha problemi di salute particolari potrà chiedere maggiori informazioni sui cachi al proprio medico di fiducia.

E allora approfittiamone quando in autunno sono di stagione e utilizziamo  i cachi ben maturi  per poter godere al meglio di tutto il loro contenuto di vitamine e sali minerali


“La felicità non è nient’altro che essere in salute e avere poca memoria.”

Albert Schweitzer

FICHI D’INDIA

La pianta spinosa dei fichi d’india è una pianta che cresce spontaneamente nelle zone calde, soprattutto in Calabria e in Sicilia, sebbene sia originaria del Messico, dove è chiamato Nopalli, tanto che la sua figura fa parte integrante dello stemma della Repubblica messicana.

Fichi d'india

Si tratta di una pianta perenne, che riesce facilmente a moltiplicarsi sotterrando le sue pale in qualsiasi terreno privo di ristagno d’acqua: il fico d’India attecchisce così anche in terreni non adatti alle colture e senza troppi interventi da parte dell’uomo.

Un tempo, il fico d’India, e in particolare i suoi frutti e le sue bucce, veniva dato in pasto ai maiali ed ai bovini, poi invece si sono scoperte le sue qualità per la nostra salute e i tanti benefici che derivano dal suo consumo

Ma veniamo alle innumerevoli proprietà di questo ottimo alimento.

Contengono molta acqua. Mangiare un fico d’India significa innanzitutto bere tanta acqua, di cui abbiamo bisogno per una corretta idratazione. Infatti, un etto di questo frutto contiene 53 calorie e una quantità di acqua pari all’83 per cento del prodotto.

Grazie alla tanta acqua che contiene, il fico d’India è dissetante e depurativo. E molti medici lo consigliano per espellere i calcoli.

Aumentano il senso di sazietà. Grazie al loro elevato contenuto di fibre solubili, questi frutti riescono a donare un senso di sazietà utile a chi è a dieta. Inoltre, le fibre assunte rallentano l’assorbimento degli zuccheri  a fine pasto, facendoci sentire sazi più a lungo e limitando la fastidiosa abitudine di sgranocchiare snack durante il corso della giornata.

Regolarizzano l’intestino.  È sempre l’elevato contenuto di fibre presenti nei fichi d’india che rende questo frutto un ottimo alleato per regolarizzare l’attività intestinale. Senza irritare le mucose, rigenerano la flora batterica e riducono il rischio di emorroidi.

Anche per questo sono particolarmente indicati per chi è a dieta o per chi ha bisogno di disintossicare il proprio organismo: aiutando l’intestino, si aiuta il corpo a eliminare più facilmente scorie e tossine.

Controllano l’indice glicemico.  Due particolari tipi di fibra alimentari, la pectina e lo xilosio, contenuti nei fichi d’India, riducono l’assorbimento di zuccheri e grassi durante i pasti, non solo favorendo il dimagrimento dell’organismo, ma divenendo un utile alleato per tutte quelle persone che soffrono di diabete mellito. Effetti positivi hanno anche nell’abbassare gli indici di colesterolo.

Sono potenti antiossidanti.  La polpa dei fichi d’india ha un forte potere antiossidante, grazie al suo elevato contenuto di polifenoli.

 Fungono da cibo antistress.  I fichi d’india contengono una buona dose di minerali come il potassio e il magnesio, grandi alleati proprio contro lo stress, nonché contro l’osteoporosi.

Contengono inoltre calcio e ferro, vitamina C (protegge i capillari e previene tumori,  e svolge una eccellente azione di protezione dei capillari ), vit. A (o anche detta beto-carotene, che invece protegge dall’insorgenza di nuovi tumori),  vitamine del gruppo B, e in particolare la B1 e la B2 (protegge le cellule nervose) e tiamina. Questi elementi sono essenziali per coloro che risentono molto di fatica e stress e riattivano l’equilibrio neuro-muscolare.

Curano la tosse. In commercio esistono perfino sciroppi a base di fichi d’India. Come mai? Per il semplice motivo che in questi frutti non mancano flavonoidi, la cui attività è un rimedio naturale contro la tosse.

Attenzione ai semi. Più che un beneficio diretto, qui c’è un rischio che bisogna tenere conto, per evitarlo, quando mangiamo i fichi d’India. Contengono, infatti, molti semi di consistenza lignea, non sempre facili da digerire, al punto che possono disturbare le funzioni intestinali e alterare la flora batterica

La cosa più bella? Che hanno un basso apporto calorico, sono buoni e ci fanno stare bene!

 


* Mens sana…….. anzi sanissima!! *                                                                                     Per unire al piacere di star bene con il corpo, anche il benessere della mente.

Il treno dei bambini

Il treno dei bambini” di Viola Ardone. La storia vera dei bambini – di uno in particolare – che, al termine della guerra, vengono mandati in famiglie del centro e del nord Italia, famiglie comuniste, sulle quali gravavano tabù che ben conosciamo e che si rivelarono fandonie, le quali si offrivano per adozioni temporanee – ma talvolta definitive – per bambini che grazie ad esse hanno potuto vivere una vita differente,realizzando un riscatto netto rispetto alla propria situazione iniziale.
Bello anche il linguaggio, lineare, dicorsivo e intimo, che conduce facilmente con sè e non lascia tempo a soste o pause.
Toccante.

 

 

 

CASTAGNE

 Ecco un altro frutto tipicamente autunnale: la castagna!Castagne

La castagna prende il suo nome da quello di un’antica città della Tessaglia, regione settentrionale della Grecia, che sorgeva al centro di estesi castagneti.  

In passato le castagne erano considerate un dono preziosissimo della natura perché potevano sfamare negli inverni più rigidi, si conservavano a lungo, si prestavano a moltissime ricette e addirittura venivano usate come moneta di scambio. I boschi venivano tenuti puliti proprio in attesa della loro caduta, e la raccolta era uno dei momenti più vivaci e allegri delle comunità montane.

Simili alle castagne, ma più pregiati, i marroni vantano dimensioni superiori. Le castagne sono di dimensioni inferiori, Nel caso il riccio contenga un’unica castagna si parla di marroni, quando se ne hanno tre si parla di castagne.

All’acquisto, la buccia deve presentarsi integra e lucida, senza spaccature. Al tatto una castagna fresca appare soda ed il suo guscio non cede se premuto con le dita.

Frutto sano e nutriente, è stata in passato un alimento essenziale del popolo, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “pane dei poveri”. Senofonte,  vissuto tra il 430 ed il 355 a.C, definì il maestoso castagno (pianta che può raggiungere i trenta metri d’altezza) albero del pane. Tale frutto infatti, contiene un’elevata quantità di carboidrati. Un errore perciò è quello di consumare le castagne nei momenti di pausa, o al termine di altri pasti a base di carboidrati (pasta e pane). Teniamo presente che un etto di castagne è l’equivalente di un piatto di pastasciutta.

Le loro proprietà nutrizionali sono eccezionali: sono ricche di sali minerali (soprattutto potassio, fosforo, zolfo, magnesio, calcio, ferro), oligoelementi e vitamine (C, B1, B2 e PP). Queste caratteristiche, unite all’ottima digeribilità, rendono la castagna un alimento ideale anche per gli sportivi.

I loro zuccheri complessi (i carboidrati) sono più digeribili di quelli dei cereali: durante la cottura buona parte dell’amido si riduce in zuccheri semplici, conferendo alle castagne il tipico sapore dolciastro e rendendole controindicate a chi soffre di diabete. Infine, le castagne vanno benissimo per i bambini piccoli perché sono più digeribili dei carboidrati dei cereali, purché si facciano cuocere a lungo.
Diverse persone sostengono di non poterle mangiare perché gonfiano la pancia e irritano l’intestino. Questo è vero perché vengono sempre consumate nei momenti sbagliati, a merenda oppure a fine pasto.  Così facendo, le castagne facilmente fermenteranno nello stomaco dando origine a gas e gonfiori.

Ancora, le castagne sono energetiche, combattono le affezioni epatobiliari e intestinali, le malattie renali, le affezioni alle ossa, le alterazioni nervose e muscolari, sono lassative, antisettiche (i gargarismi realizzati con l’infuso di foglie sono un ottimo rimedio contro infiammazioni di gola e bocca)  e aiutano il sistema circolatorio.

Persino l’acqua di bollitura delle castagne costituisce un ottimo fertilizzante per le piante.

Oltre che fresche, secche, o ancora arrosto ( che però sono meno digeribili a causa delle imperfezioni nella cottura), le castagne vengono spesso ridotte in farina, e si prestano per infinite preparazioni culinarie (castagnaccio, gnocchi, polenta, frittelle, torte, ecc.)

Curiosità:

Ostica risulta l’eliminazione della buccia: per facilitare tale operazione le castagne devono passare da un ambiente refrigerato a quello bollente della cottura, per poi essere nuovamente raffreddate con acqua fredda a preparazione ultimata. Se sottoposte a tale trattamento perdono facilmente anche la pellicina di rivestimento.

Consiglio di bellezza:

Bollite una decina di castagne poi frullatele al mixer aggiungendovi un cucchiaio di miele e un cucchiaino di succo di limone. Applicate il tutto sulle mani e lasciate in posa per una decina di minuti. Il risultato? Mani morbidissime!

Per schiarire le macchie cutanee
Fate cuocere le castagne in acqua bollente sino a che diventino morbide. Schiacciatele con una forchetta, amalgamate con il succo di limone e applicate sulla pelle per una ventina di minuti.

 


«Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo.» Gianni Rodari

 

MELOGRANO


Un altro frutto di stagione: il melograno!

Il melograno è il nome di una pianta arborea molto frequentemente chiamato  melagrana.melograno

Gli alberi di melograno sono originari della zona compresa tra il medio oriente e il sub continente indiano. Non hanno esclusivamente funzione di piante da frutto e vengono largamente impiegati anche a scopo ornamentale. In tali zone, ma anche in numerose altre  culture antiche – greche, ebraiche, cristiane e babilonesi – attirate dal particolarissimo frutto, lo reputavano un vero e proprio miracolo.

Tale frutto è uno scrigno di sostanze, tanto che gli sono state recentemente attribuite proprietà antiossidanti lo rendono un buon alleato contro lo stress ossidativo e nella terapia nutrizionale per migliorare la colesterolemia.  Apportano una quantità medio bassa di energia, ovvero 52-60 kcal per 100 grammi di prodotto. Sono ricchi d’acqua (80 % del peso) mentre la restante parte (20 %) è ripartita tra zuccheri (13 %), proteine (1 %) e lipidi (0,5-1 %), fibre (3-4 %). Ricordiamo che le fibre contribuiscono a prevenire e curare la stipsi, oltre a  ridurre l’assorbimento intestinale dei grassi e degli zuccheri, e a migliorare il senso di pienezza gastrica.   E non smettiamo di ribadire che la stitichezza è correlata ad un maggior rischio di insorgenza di emorroidi, ragadi anali, prolasso anale, diverticolosi, tumore all’intestino crasso.

Il melograno è inoltre fonte di minerali, tra cui soprattutto il potassio (250 mg / 100 g di parte edibile). E anche qui,  è fondamentale sottolineare come il potassio abbia un forte potere alcalinizzante dell’attività muscolare, e capacità modulatorie della pressione arteriosa: perciò il melagrano è consigliato per chi perde molti liquidi, soprattutto se esercita attività fisica o per gli anziani, spesso disidratati.

Il melagrano si mangia prevalentemente crudo. Essendo impegnativo da sbucciare, molti preferiscono berne il liquido estratto dalla polpa, fresco o conservato. Sgranato o centrifugato, facciamone allora il pieno!!


Il cibo che mangi può essere o la più sana e potente forma di medicina o la più lenta forma di veleno.
(Ann Wigmore)

 

LA ZUCCA

zucca 1

LA ZUCCA

Utilizzata non solo in cucina, ma anche in cosmesi e in medicina, la zucca viene persino usata come contenitore e come utensile.
Il termine zucca deriva da “cocutia” (testa), poi trasformato in “cocuzza“, “cozuccae” e, infine, zucca. È originaria dell’America Centrale e i semi più antichi, ritrovati in Messico, risalgono al 7000-6000 a.C. Nel nord America la zucca rappresentava un alimento “base” della dieta degli Indiani e infatti i primi coloni impararono da loro a coltivarla. Insieme alla patata e al pomodoro, è stato uno dei primi ortaggi esportati dopo la scoperta dell’America.
La zucca appartiene alla grande famiglia delle Cucurbitacee, molto ricca di varietà, sia per quanto riguarda la forma, che per il colore. In Italia, le varietà di zucche più coltivate sono la Marina di Chioggia, molto diffusa nel Nord, e la Lunga di Napoli.

Esistono zucche di tutte le dimensioni, le forme e i colori. Alcune sono vere opere d’arte. Ma la zucca non è solo bella a vedersi, è una preziosa alleata per la nostra salute.

La zucca è in grado di “riempire” un intero menù, dall’antipasto (tortini di zucca), al primo piatto, (i famosi tortelli di zucca) al contorno (è molto indicata ad esempio per accompagnare la carne di maiale), fino al dolce, dove viene utilizzata per la “tipica” torta americana molto nota con il nome di “pumpkin pie”; mentre il tipo lungo è più indicato per i minestroni di verdure.

Il modo più “classico” per gustarla è di tagliarla a fette abbastanza spesse e sbollentarla nel forno al naturale, per poi condirla con una noce di burro e un po’ di sale.

E’ adatta per i bambini come per gli adulti e per gli anziani
La zucca è particolarmente ricca di vitamina A e C di minerali quali il potassio, il calcio, il fosforo, e betacarotene, (come ogni ortaggio giallo-arancione). La sua polpa è ipocalorica, con 15 calorie ogni 100 grammi, e una bassissima percentuale di zuccheri semplici.

La proprietà principale della zucca risiede nell’altissimo contenuto di vitamina A, un importante antiossidante. Ma la zucca è anche nutritiva, rinfrescante, lassativa e diuretica, utile per chi soffre di astenia, infiammazioni urinarie, insufficienza renale, dispepsie e disturbi intestinali. Aiuta a prevenire le rughe, distende la pelle (ottima da utilizzare, quindi, anche come maschera fai-da-te), combatte i radicali liberi e, grazie alla presenza di fibre, aiuta nella regolazione delle funzioni intestinali. La polpa e il succo della zucca spesso vengono utilizzati come diuretici e gli specialisti consigliano di bere un bicchiere di succo la mattina a digiuno.

Anche i semi hanno al loro importanza: essi hanno una funzione medicamentosa, infatti sono molto indicati per combattere la tenia echinococco (verme solitario). Questa proprietà deriva dalla cucurbitina (un amminoacido) che “paralizza” letteralmente il verme e ne provoca il distacco dalla parete intestinale. L’uso dei semi come vermifugo è da tempo conosciuto, generalmente ben tollerato e privo di controindicazioni.

Come si sceglie una buona zucca?
La zucca viene seminata in primavera e arriva a maturazione in agosto. Al momento dell’acquisto è importante che il prodotto sia fresco, ben maturo e sodo. Basta “colpirla” con le nocche della mano e verificare che emetta un suono sordo. Inoltre, il picciolo, inoltre, deve essere morbido e ben “attaccato” alla zucca e la buccia deve essere pulita e senza ammaccature. Visto che, generalmente le sue dimensioni sono enormi, la zucca viene venduta a tranci o fette, ma occorre tener presente che la buccia e semi rappresentano uno scarto del 30-35%. Specialmente nel caso in cui venga acquistata a fette, occorrerà verificare bene che la parte tagliata ed esposta all’aria non sia eccessivamente asciutta.

Come conservare le zucche
Acquistata una zucca intera, la si può conservare per tutto l’inverno, in un ambiente buio, fresco e asciutto. Secondo la tradizione, le zucche andrebbero mangiate entro carnevale. I pezzi di zucca cruda, si conservano invece nel frigorifero, generalmente nello scomparto delle verdure, avvolti nella carta trasparente: in questo caso però, vanno consumate entro alcuni giorni poiché facilmente “si disidratano”. Se invece la si vuole conservare nel congelatore, si dovrà limare la buccia, tagliare la zucca a dadini e “sbollentarla” un po’, prima di congelarla.

Una piccola curiosità fino agli anni ‘60, anche nelle nostre valli, le zucche svuotate della loro polpa erano utilizzate, dai contadini, come contenitori per conservare il vino e come contenitore per portare in giro l’acqua. Mentre gli avanzi erano usati per sfamare gli animali.

E allora, dal momento che l’autuno è il periodo delle zucche, diamoci dentro!!


«In un periodo di inganno universale, dire la verità è un atto sovversivo.» George Orwell